Per la destra di Conti nei CPR si sta “comodi quanto basta”. Nessun lager né in Toscana né altrove. Bocciata la nostra mozione.

Oggi, dopo l’annuncio del Ministro Piantedosi che annuncia l’apertura di un lager in Toscana nel Comune di Aulla, siamo riuscitə a discutere la nostra mozione contro i CPR che avevamo depositato nel 2023 ad inizio della consiliatura.
Abbiamo sentito tutto il peggior “bestiario” della destra che ha bocciato il nostro documento, chiedendo che in Toscana se ne realizzino 2 di questi buchi neri!
Da Fratelli d’Italia a Futuro Nazionale abbiamo sentito l’apologia di questi lager definiti luoghi in cui si deve stare “comodi quanto basta”, parlando di “viaggi della speranza della polizia per portare i criminali nei Cpr”, fino ad inneggiare alla necessità di “fronteggiare l’immigrazione”, dato che “stanno distruggendo le nostre città”.
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono strutture che nulla hanno a che vedere come uno stato di diritto: si tratta di centri di detenzione a tutti gli effetti, in cui però sono rinchiuse persone che non hanno commesso alcun reato. Esterni al normale circuito penitenziario, i CPR non sono sottoposti ai controlli che l’autorità giudiziaria esercita normalmente nelle carceri. È anche per questo che sono luoghi in cui vengono sistematicamente violati i diritti più elementari: nei “centri” mancano servizi di base come il riscaldamento, le docce, le medicine, la carta igienica; vi si consumano soprusi e violenze. In molte strutture l’assistenza sanitaria è inadeguata o addirittura inesistente, e si registrano casi (purtroppo molto frequenti) di suicidio e di autolesionismo.
La legge (decreto legislativo 286/98, art. 14) dice chiaramente che nei “Centri” finiscono non gli stranieri che hanno commesso furti, rapine o aggressioni, ma quelli che si trovano in Italia senza un permesso di soggiorno. L’irregolarità, a sua volta, non ha nulla a che fare con la criminalità: molti stranieri diventano irregolari per banali motivi burocratici, ad esempio perché hanno perso il lavoro (la legge Bossi-Fini lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro), o perché si sono visti rifiutare la domanda di asilo, o – ancora – perché sono arrivati in Italia con un visto turistico, che (sempre secondo la Bossi-Fini) non può essere trasformato in un permesso per insediamento stabile.
I Centri per il Rimpatrio non servono, dunque, a garantire sicurezza ma sono l’occasione per drenare fondi dello Stato, indirizzandoli ai soggetti privati che ovunque si arricchiscono con le gestione di queste strutture. Noi pensiamo che i soldi pubblici vadano utilizzati non per finanziare “buchi neri del diritto”, ma per sostenere le famiglie, i lavoratori e le lavoratrici e i segmenti più fragili della nostra società. Per quanto ci riguarda, ci opporremo con tutte le nostre forze al progetto di istituire un CPR nella nostra Regione.

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