Ancora una volta l’assessore al turismo Pesciatini annuncia alla stampa l’imminente biglietto unico per i musei dei Lungarni. Lo fa celebrando la Mille Miglia, che in questi giorni ha attraversato la città, assieme alla nube tossica, nel giorno dello sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura: nel nostro paese, operare in questo settore significa infatti precarietà, salari da fame, una vita lavorativa condizionata alla massimizzazione del profitto da estrarre dal turismo culturale a spese di chi in quel settore lavora.
Ma evidentemente all’assessore al turismo interessano più le auto d’epoca che i monumenti e i musei pisani. Nell’intervista si preoccupa soprattutto della capacità di attrarre “turisti altospendenti” e non pare che abbia un progetto complessivo per i comuni mortali, i normali turisti. Tanto è vero che riprende, svilendola, una nostra battaglia storica: annuncia cioè un “biglietto unico” che escluderà i siti maggiormente visitati in città, quelli della Piazza del Duomo, rendendolo dunque ben poco utile e attrattivo.
Quasi un biglietto dei musei secondari: se dopo la Piazza del Duomo vi rimane tempo…
Al contrario, la proposta articolata che presentammo fin dalla nascita della nostra lista è quella di una Carta che dia diritto all’ingresso ai Musei nazionali (San Matteo, Palazzo Reale, Navi antiche, Certosa di Calci), ai musei dell’Università di Pisa (tra cui il Museo della Grafica), alle mura di Pisa e alla collezione permanente di Palazzo Blu, ma anche ad alcune chiese del centro storico difficilmente visitabili (San Silvestro, San Pierino, San Zeno e San Giorgio dei Tedeschi).
Condizione essenziale per non rendere insignificante questa idea è che la stessa Carta garantisca una riduzione per visitare i musei e i monumenti della Piazza del Duomo (torre esclusa), oltreché le esposizioni temporanee di Palazzo Blu, che attraggono ogni stagione decine di migliaia di persone.
Per far ciò ci vuole un progetto, riunendo allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti, bisogna studiare i numeri, i costi, valutare i diversi obiettivi e interessi, e soprattutto trovar soldi per far sì che questa carta dei musei – come già accade nelle principali città d’Italia e d’Europa – non solo possa funzionare, ma porti visitatori in luoghi poco conosciuti dagli stessi pisani e abbandonati dalle varie amministrazioni comunali.
Si tratta di lavorare per lo sviluppo di un turismo culturale sano e intelligente, non solo “altospendente” e assai poco culturale, si tratta di impiegare giovani laureati per il recupero e l’apertura al pubblico di quei siti inaccessibili. E, al contempo, un turismo culturale sano, ce lo ricorda lo sciopero del 12 giugno, deve garantire condizioni dignitose a chi opera in quel settore.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista


