Leggiamo sui quotidiani le dichiarazioni del sindaco Conti che si compiace della gestione della questione abitativa da parte della sua giunta, parole a fronte delle quali è indispensabile cercare di riportare la discussione su un piano di verità.
Il sindaco racconta numeri che nascondono ben altro da quello che vuole farci credere.
Conti continua con lo slogan del “due case popolari a settimana” ma non dice chiaramente di che tipo di assegnazioni si tratta e neppure onestamente parametra il dato al reale bisogno.
Il problema, infatti, è: quante persone stanno aspettando la casa popolare perché ne hanno diritto e sono in attesa, in graduatoria, dal 2023?
Stiamo parlando infatti delle nuove assegnazioni e non delle mobilità (cioè dei trasferimenti da un alloggio popolare ad altro) che pure sono un tema, ma non sono certo il tema di chi non sa come mettere insieme il pranzo con la cena dato il caro affitti del mercato privato.
A inizio 2023 quando la graduatoria è stata pubblicata le persone aventi diritto erano circa 850. Il dato certo che abbiamo è che a febbraio 2026 dal 2023, in tutto, le nuove assegnazioni sono state solo 104, allora, la vera domanda è, in che tempi arriveremo in fondo a quella graduatoria?
Ugualmente, nelle graduatorie per l’emergenza abitativa ci sono ad oggi 536 famiglie, pensiamo davvero di dover credere a un piano per il disagio abitativo portato avanti dalla destra pisana?
Del resto Conti ha speculari riferimenti sul piano nazionale. Il Ministro Salvini racconta un piano casa che con la povertà abitativa non si incontra assolutamente.
Nei finanziamenti promessi, spalmati in 10 anni, non si fa alcuna distinzione proporzionale tra ciò che sarà destinato ad housing sociale e ciò che sarà impiegato davvero per l’edilizia residenziale pubblica. Non è una differenza di poco conto visto che chi ha accesso alla prima deve avere redditi non inferiori a 25/30 mila euro annui. Insomma, non stiamo parlando certo delle persone che aspettano la casa popolare e neppure di quel milione di persone in povertà assoluta che oggi vive in affitto.
Per altro non c’è nessuna garanzia che le nuove case popolari eventualmente acquistate o costruite saranno destinate a chi è in graduatoria, ben potendo andare a sostituire quelle esistenti senza nessun miglioramento di vita per tutte le persone in attesa.
Questa stessa cosa accade oggi a Pisa, dove i numeri di Conti, le famose “due case al giorno” non sono certo numeri che rispondono alle nuove assegnazioni.
Quello che il sindaco invece fa ma non racconta è che nel piano delle alienazioni ha inserito oltre 400 case popolari (la strada grande maggioranza delle quali abitate da inquilini). Stessa cosa fa Salvini che, nel piano casa, all’art. 5 prevede una disciplina rapidissima per l’approvazione di un decreto che consentirà la vendita delle case popolari ( senza nemmeno porre dei limiti in termini numerici). E sia ben chiaro, nello stesso piano casa si specifica chiaramente che quei soldi non andranno nelle tasche dei comuni (art. 5).
La morosità incolpevole poi diventa quella solo di chi vive già nelle case popolari e nessuna tutela si prevede per chi oggi senza colpa non riesce a pagare più l’affitto nel mercato privato. Per queste persone, invece, il governo Meloni prevede solo una velocizzazione degli sfratti senza alcuna tutela effettiva. Una modifica incisiva della disciplina degli sfratti che si abbatterà come una scure sui Comuni chiamati a gestire l’emergenza abitativa e che dovranno fare i conti con procedure accelerate per le finite locazioni, termini di grazia ridotti, esecuzioni senza preavviso e gestite da soggetti privati.
Insomma, ancora una volta, si ingannano gli elettori a Roma come a Pisa. Mentre il Governo racconta un piano casa che non c’è promettendo come ha fatto Salvini 60 mila nuove case popolari in un anno, per poi prevedere fondi da spalmare in dieci anni e non dichiarare neppure quanto di questi, davvero, andrà alle case popolari, nel frattempo, anche a Pisa, si trasforma la città in un grande hotel per turisti, si mettono in vendita le case popolari, si lasciano 536 famiglie nelle graduatorie per l’emergenza abitativa e si tengono 88 bambini e bambine in albergazione d’emergenza (strutture che spesso mancano di spazi basilari per la vita come la cucina, o una cameretta, dove non si può invitare nessuno) negando loro il diritto all’infanzia.
Insomma, il vero piano della destra è un piano per gli investitori, come si legge tra le righe del piano casa, fin dall’art. 2, un piano che è fatto, in buona sostanza, per chi pensa di ottenere un profitto dalla questione abitativa e ciò avviene soprattutto con la cosiddetta “edilizia sociale” dove il vero nodo è che si pensa di ricavare un profitto mascherando le operazioni speculative gestite dai fondi di investimento in opere buone per la collettività, proprio come avviene a Pisa al distretto 42, in via San Martino.
Diritti in Comune: Una città in Comune – Rifondazione comunista
