Piano Operativo Comunale: cemento e cancellazione del verde. Serve una rivolta della città contro la rendita e la speculazione. Da domani assemblee pubbliche in tutti i quartieri.

Come espellere cittadini e cittadine, colpendo in particolare le fasce più deboli della popolazione e la comunità studentesca, e costruire una città a misura di turisti e ricchi, garantendo il partito della rendita e peggiorando la qualità della vita e dell’ambiente. Sono questi, in sintesi, gli effetti del Piano Operativo Comunale adottato ieri dalla maggioranza, al termine di una durissima battaglia che abbiamo condotto in aula con oltre 250 emendamenti con cui abbiamo provato a fermare, con una proposta alternativa, questo vero e proprio sacco della città.

Il negazionismo è uno dei tratti più evidenti della proposta della destra: negazionismo della crisi climatica, di fronte a centinaia di migliaia di metri quadrati di nuovo costruito e a una previsione di oltre 182.000 metri quadrati di parcheggi, spesso collocati proprio nelle poche aree verdi rimaste; ma anche negazionismo dei dati demografici e sociali che raccontano una città sempre più fragile e con bisogni crescenti.

A questo si unisce il liberismo più sfrenato. Nel Piano Operativo Comunale si arriva a ipotizzare l’applicazione del cosiddetto “Salvacasa” per rendere abitabili spazi minimi e inadeguati, mentre si consegnano ai grandi fondi immobiliari pezzi fondamentali della città attraverso cambi di destinazione d’uso che riguardano immobili come Palazzo Mazzarosa, Palazzo Leoncini, la sede della Banca d’Italia e la caserma di San Vito.

Si cancellano i diritti all’abitare e allo studio per costruire una città del lusso e della selezione di classe sempre più feroce. Basti pensare che nei prossimi anni, anche grazie alle previsioni del POC, si realizzeranno oltre 1300 posti letto in studentati privati a prezzi superiori a quelli di mercato, mentre non esiste alcuna politica strutturale per l’edilizia residenziale pubblica.

In questo modello di città gli spazi sociali devono scomparire. La previsione di demolire lo Spazio Antagonista Newroz per farne un parcheggio è una provocazione a cui tutta la città deve rispondere, così come le trasformazioni che riguardano le aule studio Pacinotti e la mensa universitaria. Nella mercificazione dello spazio pubblico sta l’altro perno del Piano Operativo Comunale: si espellono progressivamente i residenti, si svuotano i quartieri delle loro funzioni sociali e si arriva a trasformare ogni spazio disponibile – compresi quelli verdi – in superfici destinate alla sosta e alla rendita.

La distruzione del verde urbano è infatti una delle conseguenze più gravi di questo piano. Si interviene su aree oggi libere e permeabili per realizzare parcheggi, come quelli previsti davanti alla Coop e, in modo ancora più scandaloso, davanti alla Mazzini, contribuendo ad aumentare traffico, inquinamento e isole di calore, invece di rafforzare il sistema del verde urbano e gli strumenti di adattamento climatico.

Interi quartieri saranno stravolti: San Marco e San Giusto con le grandi lottizzazioni legate a RFI, Pisanova con nuove edificazioni, e ancora la realizzazione di infrastrutture e strade come quella prevista per Biologia che comporterà la distruzione del bosco del Sanguigno. Il centro storico, da Santa Maria a San Martino, sarà sempre più piegato a un uso turistico, mentre Marina di Pisa, con le maxi operazioni immobiliari legate a Namira nelle aree del porto, rischia di diventare uno spazio sempre più inaccessibile.

Serve quindi una vera e propria rivolta dal basso contro la depredazione di Pisa, dei suoi beni comuni e dei suoi spazi. Per questo, a partire dalla prossima settimana, avvieremo un percorso di assemblee pubbliche in tutti i quartieri, insieme ad associazioni, movimenti e comitati, per informare, discutere e costruire una grande mobilitazione contro l’approvazione definitiva del Piano Operativo Comunale. In questo percorso, l’inchiesta “Pisa Depredata” sarà uno strumento fondamentale per costruire osservazioni, allargare il conflitto e organizzare la risposta collettiva.

Per noi un futuro più giusto e diverso parte dal raccontare la verità smascherando la vera natura di questa destra che non ha niente di sociale né tanto meno di civico, difende il privilegio di chi Pisa se la comprerà con i suoi titoli azionari senza probabilmente nemmeno averla mai vista, per questo è importante intervenire ora.
Un’altra città è possibile. Ed è necessaria.

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

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