La Giunta Conti e la sua maggioranza, sempre più in difficoltà tra rimpasti e nuovi equilibri interni con la nascita del gruppo consiliare di Futuro Nazionale, provano l’ennesima forzatura per arrivare rapidamente all’adozione del Piano Operativo Comunale.
Infatti la destra ha deciso di portare in votazione in Consiglio comunale questo atto fondamentale, con cui si definirà come organizzare sotto un profilo urbanistico la nostra città per i prossimi anni, il prossimo 22 e 23 aprile.
L’impatto su Pisa è enorme e il piano è stato presentato alla commissione competente solo a partire dall’inizio di questa settimana. Ma non solo: ad oggi la delibera con tutti gli atti allegati non esiste o se esiste non è stata a noi trasmessa e comunicata e non risulta a questa mattina neanche depositata presso la segreteria della Presidenza del Consiglio. Si brancola nel buio: Lunedì 30 marzo in Prima Commissione Consiliare era stato comunicato oltretutto che le cartografie sarebbero state consultabili li solo dal 7 aprile in maniera assolutamente anomala e in violazione allo stesso Regolamento del Consiglio. Solo a seguito di una nostra lettera ufficiale di protesta al Presidente del Consiglio e alla Segretaria generale oggi è arrivata che si è trattato di un disguido organizzativo.
Ci siamo opposti con fermezza alla calendarizzazione del voto sul Poc il 22 e 23 aprile perchè siamo davanti ad un palese quanto scandaloso restringimento dei tempi di analisi, studio e discussione per i gruppi consiliari e con la città su una delibera così importante perché riteniamo che necessiti tempi adeguati e quindi più ampi.
Questo dovrebbe essere un momento fondamentale del confronto democratico e merita approfondimenti nel minimo dettaglio in quanto si deciderà quartiere per quartiere dove, quanto e come costruire, stabilendo le destinazioni di spazi pubblici e privati.
Per poter lavorare bene nell’interesse di chi Pisa la vive – e non solo oggi ma la vivrà anche domani- ribadiamo con forza che serve un tempo maggiore. Non si tratta di una questione di lana caprina, ma di come si intende la democrazia su una delle discussioni che avrà maggior incidenza sul futuro della nostra città.
Già negli scorsi mesi abbiamo messo in evidenza alcune importanti operazioni che soggetti pubblici e privati vogliono realizzare inviando contributi dal Poc: dal cambio di destinazione d’uso dell’ex dipartimento di Chimica per un hotel studentesco chiesta dall’Università, alla grande speculazione delle aree ferroviarie a San Marco e San Giusto, fino alla maxi area ricettiva nelle aree del porto a Marina.
Il rischio vero è il sacco della città come denunciamo da mesi, come ribadito dallo stesso assessore Dringoli in una precedente seduta della Prima Commissione quando affermava: “Per tutti i grandi edifici pubblici abbandonati, le destinazioni d’uso devono essere per forza flessibili perché non si sa chi li può comprare”.
Insomma, per noi si chiarisce ancora una volta, se ci fossero ulteriori dubbi, chi governa le scelte urbanistiche a Pisa: i grandi immobiliaristi e i capitali privati.
La città non può e non deve assistere passivamente a quanto sta accadendo, soprattutto in questi settimane in cui si vorrà far passare il provvedimento.
Le decisioni che verranno assunte con il Piano Operativo Comunale cambieranno i destini di Pisa, perché si sta giocando una grande partita di valenza nazionale sulla trasformazione del centro storico e dell’intera città, noi siamo dalla parte dell’interesse pubblico e di chi nella nostra città vuole viverci non da quella degli speculatori che rendono le città una merce.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
