Piano Operativo Comunale: le controproposte di Diritti in Comune in 256 atti. Contro la finanziarizzazione della destra, partiamo dal diritto alla città

Sono 254 emendamenti e 2 ordini del giorno gli atti complessivi che il gruppo consiliare Diritti in Comune (una città in comune e rifondazione comunista) ha presentato nella prima giornata di Consiglio comunale in cui si discute il Piano Operativo Comunale.

Qui potete leggere il documento con tutti gli ementamenti proposti
Qui trovate i due ordini del giorno presentati:
Politiche di contrasto all’inquinamento atmosferico e di adattamento alla crisi climatica
Adozione POC: Promuovere la partecipazione prima dell’approvazione

L’obiettivo non è solo di opposizione a una delibera che rappresenta la sintesi delle politiche della Giunta Conti — cementificazione, svendita del patrimonio pubblico, turistificazione e gentrificazione: un modello ambientalmente insostenibile che favorisce le grandi speculazioni — ma anche avanzare una proposta alternativa.

Lo scontro tra noi e chi governa la città è chiaro: interessi pubblici contro interessi privati, rendita contro beni comuni, consumo di suolo e centralità dell’auto privata contro politiche di contrasto all’emergenza climatica.

Per questo abbiamo proposto l’azzeramento delle nuove edificazioni e dei nuovi parcheggi su aree verdi, indicando invece la strada del consumo di suolo zero e di un sistema di mobilità sostenibile in cui sia sempre meno indispensabile il ricorso all’auto privata. Oggi in Consiglio comunale abbiamo dovuto ascoltare esponenti della maggioranza dichiarare che “più parcheggi riducono l’inquinamento”: un ribaltamento di qualsiasi evidenza empirica e scientifica, arrivando perfino a negare quanto scritto nella relazione illustrativa, ovvero la previsione di 474.900 metri quadrati di nuovo edificato e ben 182.000 metri quadrati di nuove superfici destinate a parcheggi.

Propaganda e mistificazione sono alla base della comunicazione della Giunta e della maggioranza che non a caso ha negato fino all’ultimo la possibilità di consultare e rendere pubblica tutta la documentazione elaborata dagli uffici tecnici. Crediamo al contrario che sia fondamentale una corretta informazione a tutta la cittadinanza che è alla base di una partecipazione attiva e propositiva. Un modello inclusivo che sta stretto al Sindaco che invece ha rivendicato “tappeti rossi” stesi agli investitori privati per le speculazioni, dal Santa Chiara alle decine di cambi di destinazione d’uso per la grande distribuzione, per finalità turistiche e student hotel, mentre non è prevista alcuna destinazione esplicita di edilizia residenziale pubblica.

Per questo, con decine di emendamenti, abbiamo proposto che i grandi volumi chiusi e abbandonati, che si vorrebbero consegnare alla rendita per generare profitto, siano invece destinati a case popolari, funzioni sociali e culturali e spazi di aggregazione, a partire dalla difesa di quelli esistenti che si vogliono demolire per farne parcheggi, come nel caso del Newroz. Abbiamo inoltre presentato proposte a favore del diritto all’abitare per tutte e tutti, compresa la componente studentesca, visto che nel POC sono presenti solo misure che riducono spazi e tutele per il diritto allo studio.

Presentiamo così un’alternativa chiara alla destra, fondata sul diritto alla città: non solo il diritto di accedere allo spazio urbano, ma anche quello di partecipare alla sua produzione, di plasmarlo in funzione dei bisogni collettivi e non delle logiche di profitto. È un diritto che oggi viene negato, cancellando ogni forma di partecipazione, in un contesto di crescente finanziarizzazione che la maggioranza Conti sta portando avanti secondo le peggiori politiche neoliberiste.

Questo diritto entra inevitabilmente in conflitto con le logiche del capitale, che tendono a subordinare lo spazio urbano alla valorizzazione economica. In Consiglio comunale questo conflitto tra noi e la destra è evidente e irriducibile: da un lato la città come luogo di investimento, dall’altro la città come spazio di vita e di diritti.

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