Da anni il Sindaco Michele Conti e la sua giunta si affannano a giustificare un’azione amministrativa che si concentra quasi esclusivamente su edilizia privata speculativa, parcheggi e grandi opere sostenendo che così facendo si riporterà senz’altro i residenti di Pisa oltre la soglia dei 100.000 abitanti.
Si tratta, purtroppo per loro e per noi, di una doppia bufala, come sviluppiamo attraverso l’inchiesta “Pisa depredata”. Primo, perché la tendenza demografica, difficilissima da invertire, va in direzione opposta. Secondo, perché il solo sostegno alla speculazione edilizia e finanziaria non ripopola le città, ma contribuisce a desertificarle.
Non è un caso che tutta la campagna propagandistica sul Piano Operativo Comunale, un vero e proprio sacco della città, la Giunta Conti la stia giocando su questa grande bugia per sdoganare svendite e cementificazione Secondo i dati dell’Istituto Centrale di Statistica Pisa aveva circa 105.000 abitanti al censimento del 1981, e quello fu il suo massimo storico. Da allora la popolazione non ha fatto che decrescere, toccando un minimo di circa 86.500 residenti nel 2007. I motivi, come in molte altre città italiane, sono stati due: la “fuga” verso i comuni circostanti, meno costosi, e il crollo delle nascite. Solo grazie a un forte afflusso di migranti, sia comunitari che extracomunitari, dal 2008 al 2017 i residenti sono risaliti fino a superare i 90.000 e lì si sono fermati.
Da dieci anni l’Istat certifica che la popolazione residente a Pisa ristagna attorno a quella cifra, anno più, anno meno. Questo dipende ancora una volta da due fattori: una ulteriore diminuzione delle nascite e una lenta riduzione del flusso migratorio. Ma c’è di più e di peggio. Due anni fa l’Istat ha diffuso uno studio con le proiezioni dell’andamento della popolazione italiana fino al 2050, comune per comune. La previsione è che in Toscana l’82% dei comuni subiranno una perdita più o meno forte di popolazione e solo il 18% aumentino. Pisa è considerata nel primo gruppo e la stima è che di qui a quindici anni essa perderà 4-5.000 abitanti. Certo, una proiezione può essere smentita da mille diversi fattori che si presentano nel corso del tempo, ma le tendenze demografiche italiane sono note da tempo e solo delle condizioni particolarmente favorevoli o delle scelte del tutto eccezionali, ben pensate e tenacemente perseguite possono rovesciarle in sede locale.
Di fronte a uno scenario demografico che con tutta probabilità nel giro di una quindicina di anni ci riporterà al livello del 2007 col rischio concreto di un declino ulteriore, quali sono dunque le scelte delle destre pisane?
La scelta è quella di puntare tutto sul turismo – ricreativo, ospedaliero, universitario, non importa quale – per alimentare le grandi o piccole rendite private come è stato massicciamente fatto a Firenze. Ma, qui come altrove, l’effetto principale di una scelta del genere è quello di far lievitare progressivamente il costo della vita e rendere sempre più difficile rimanere in città per le famiglie a reddito medio e medio basso. E quindi con l’effetto di alimentare, invece di contrastare il declino demografico.
Firenze già paga da anni queste scelte, stagnando faticosamente tra i 362 e i 363.000 abitanti, sei o settemila di meno rispetto all’epoca pre-Covid. E Pisa rischia seriamente di accodarsi, con buona pace della favola dei 100.000 abitanti
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
