Pisa non sia complice della guerra: no alla caccia alle streghe, grave il silenzio del sindaco Conti

Quanto accaduto alla stazione di Pisa la notte scorsa segna un fatto politico e civile estremamente rilevante per la nostra città. Per oltre sei ore un convoglio merci carico di mezzi militari è stato fermato grazie a una mobilitazione pacifica che ha coinvolto cittadini, lavoratori, attivisti e realtà del territorio come il Movimento No Base. È stata una risposta pacifica e collettiva alla normalizzazione della guerra e al crescente utilizzo delle infrastrutture civili per finalità militari.

In queste ore si sta tentando di cambiare il racconto di quei fatti. Alcuni articoli di stampa parlano di “soffiate” e di presunti “informatori”, alimentando un clima che rischia di trasformarsi in una vera e propria caccia alle streghe. È una lettura che respingiamo. Chi segnala il passaggio di convogli militari non è un “informatore”: è una sentinella della pace, una persona che sceglie di non restare indifferente davanti al transito di strumenti di guerra nelle nostre città.
Questo episodio non racconta una presunta rete di “soffiatori”, ma l’esistenza di una società civile vigile, che non vuole diventare ingranaggio dell’economia di guerra.

Sul treno fermato a Pisa erano presenti mezzi blindati come i Lince, veicoli militari prodotti dall’industria bellica italiana e impiegati in numerosi teatri di guerra. Si tratta di mezzi dal costo estremamente elevato: centinaia di migliaia di euro ciascuno, parte di programmi militari che negli anni hanno comportato una spesa pubblica complessiva di miliardi.
Mentre si investono risorse enormi nel riarmo, assistiamo contemporaneamente alla crescita dei profitti delle grandi aziende del settore. Il gruppo Leonardo, uno dei principali attori dell’industria militare italiana, ha registrato ordini per 23,8 miliardi di euro, con risultati economici in forte crescita e nuove prospettive di espansione nel settore della difesa e dell’elettronica militare.
È il segno di un modello economico che continua a puntare sulla militarizzazione mentre le comunità locali vedono ridursi gli investimenti in servizi pubblici, welfare e diritti sociali.

In questo quadro colpisce il silenzio — o peggio l’assenza di informazioni — da parte dell’amministrazione comunale. Il sindaco Michele Conti era a conoscenza del passaggio di questo convoglio militare attraverso la città? Se così non fosse sarebbe un fatto gravissimo: significherebbe che mezzi militari attraversano il territorio urbano senza alcuna informazione alle istituzioni locali e alla cittadinanza.

Per questo chiediamo chiarezza: Pisa sempre di più continua ad essere un corridoio logistico della guerra. Le infrastrutture civili — ferrovie, porti, strade — devono essere al servizio della mobilità delle persone e dell’economia civile, non della circolazione di armamenti.
La mobilitazione che si è espressa a Pisa dimostra che nel nostro territorio esiste una forte sensibilità contro la guerra e contro la militarizzazione. Dalle iniziative nei porti alle mobilitazioni contro nuove basi militari, cresce una rete di realtà sociali, lavoratori e cittadini che non accettano di essere coinvolti in una logica di riarmo permanente.

Per questo ciò che è accaduto nei giorni scorsi non rappresenta un punto di arrivo ma un punto di partenza. È necessario rafforzare la mobilitazione, costruire nuovi momenti di confronto pubblico e continuare a vigilare affinché Pisa smetta di essere un nodo della logistica militare.
Essere per la pace oggi significa assumersi una responsabilità collettiva: difendere il territorio dalla militarizzazione, opporsi alla trasformazione dell’economia civile in economia di guerra e costruire una società fondata sui diritti, sulla cooperazione e sulla pace.

Diritti in Comune (Una città in comune – Rifondazione Comunista)

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