La battaglia per il diritto all’abitare e per una città a misura di chi la vive quotidianamente non si ferma, ma prosegue con coerenza dentro e fuori dalle istituzioni. Come coalizione Diritti in Comune, abbiamo portato avanti in Consiglio comunale un lavoro serrato e rigoroso, mettendo al centro un concetto semplice e chiaro: oggi l’accesso a un’abitazione adeguata è sempre più difficile e la politica ha il dovere di invertire le tendenze del mercato privato, che lascia le case in mano ai turisti e spesso fa pagare affitti altissimi, dato che la competizione è sempre maggiore, per appartamenti che sono in pessime condizioni.
Purtroppo il piano del sindaco Conti va nella direzione opposta a quella che chiediamo e cavalca il desiderio dei grandi investitori che vedono Pisa come una merce, con grandi potenzialità legate alla bellezza dei luoghi turistici della nostra città, da cui si possono estrapolare grandi profitti.
Tutto questo, però, è a spese di chi la città la vive o la vorrebbe vivere.
Di chi non trova più una casa a prezzi ragionevoli, per esempio. Di chi vorrebbe venire a studiare nella nostra città ma, pur avendo diritto a un posto in uno studentato pubblico, non lo ottiene perché i posti non ci sono.
Ecco, noi ci opponiamo a questo piano e, dopo averlo fatto dentro al Consiglio, oggi abbiamo predisposto, in dialogo con i quartieri, un pacchetto di osservazioni formali al Piano Operativo Comunale (POC), con l’obiettivo di smascherare non solo l’inadeguatezza politica della giunta, ma anche le pesanti forzature tecniche che mettono a rischio la qualità della vita dei residenti.
Le nostre osservazioni riprendono e approfondiscono le critiche già sollevate in Consiglio, dove abbiamo chiesto con forza di riservare l’intera quota residenziale degli immobili strategici dismessi esclusivamente alle finalità pubbliche, sottraendo la città agli speculatori. Citiamo, a titolo di esempio, l’Ex Banca d’Italia e l’Ex Caserma San Vito: complessi enormi di proprietà pubblica che il Comune intende valorizzare trasformandoli in strutture turistico-ricettive, agevolando la svendita del patrimonio comune, e per i quali chiediamo tassativamente che la funzione residenziale sia limitata all’edilizia residenziale pubblica, impedendo che grandi vuoti urbani si trasformino in hotel o appartamenti di lusso.
Con il POC adottato dall’amministrazione, invece, ci troviamo di fronte a scelte urbanistiche pericolose e indecenti, come la previsione di consentire il cambio di destinazione d’uso nei sobborghi storici per realizzare appartamenti di appena venti metri quadrati. Difendiamo l’idea che una casa debba garantire standard dignitosi e salubri: sdoganare micro-alloggi che ricordano i vecchi “bassi” del dopoguerra non risolverà la crisi abitativa, ma finirà per alimentare il degrado e il mercato delle locazioni turistiche brevi, cancellando progressivamente le storiche botteghe di vicinato in aree già fragili come Via Cattaneo e la stessa Via Bianchi. Sottolineiamo che questo tipo di scelta è anche pericolosa perché spesso si riferisce a strade che sono più basse rispetto al livello del fiume e che rischiano di essere allagate nei casi di eventi climatici estremi, ormai sempre più frequenti.
A darci forza in questa mobilitazione è la volontà di garantire una qualità dell’abitare realmente dignitosa, una certezza che poggia su basi normative solide come le convenzioni internazionali e i trattati che l’Italia ha sottoscritto, dove si chiarisce che una casa, per essere tale, deve essere adeguata negli spazi, nelle dimensioni e, soprattutto, salubre.
Non solo. Le scelte dell’amministrazione pisana si scontrano frontalmente sia con la legge urbanistica della Regione Toscana, sia con il Piano Strutturale Integrato, lo strumento sovraordinato che la giunta ha l’obbligo di rispettare. Il Piano Strutturale impone chiaramente di preservare l’equilibrio funzionale dei centri storici e definisce la pianificazione dell’Edilizia Residenziale Sociale come parte integrante dei tessuti abitativi. Questo per noi è un altro punto importante.
La scelta tecnica della maggioranza consiste nell’aver nascosto la programmazione delle nuove case popolari e sociali all’interno delle “Zone F”, ovvero le aree destinate ad attrezzature e servizi pubblici, il tutto però senza prevedere espressamente che quelle aree siano riservate all’edilizia residenziale pubblica. Praticamente si lascia aperta la possibilità di scegliere, ad esempio, tra una palestra o un edificio di edilizia residenziale pubblica.
Insomma, il Comune rinuncia a programmare in modo certo il fabbisogno abitativo dei cittadini, tradendo il diritto alla casa a favore dell’arbitrio dei privati.
Lo stesso approccio speculativo lo ritroviamo nella gestione delle aree pubbliche dismesse, come l’Ex Scalo ferroviario di Via Corridoni. Mentre il Piano Strutturale esorta a incrementare gli standard ecologici e i servizi alla persona, il POC preferisce assecondare le logiche di mercato e di privatizzazione di RFI, prevedendo nuove edificazioni turistico-ricettive a ridosso dei binari ferroviari anziché istituire una fascia di rispetto verde e attrezzata per la resilienza climatica del quartiere.
Invitiamo tutta la cittadinanza, i comitati e le forze sociali a sostenere queste osservazioni: Pisa ha bisogno di una pianificazione trasparente e coraggiosa, che metta al centro il benessere collettivo e non le rendite immobiliari.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
