Da sempre abbiamo contestato la mega operazione immobiliare nelle aree del Porto di Marina di Pisa per la sua natura speculativa e per i suoi impatti pesantissimi su un territorio, interno al Parco di San Rossore, sempre più fragile a causa dei cambiamenti climatici e della azione antropica, e che proprio per questo necessiterebbe di ben altri interventi per essere rilanciato e non la solita colata di cemento.
Negli scorsi giorni abbiamo reso pubblico che il progetto presentato dalla Namira, la società che ha comprato i terreni intorno al porto dopo il fallimento della Boccadarno, è stato bocciato dal Comune di Pisa e dalla Soprintendenza nella parte in via Barbolani dove si volevano realizzare ben 3 edifici residenziali per numerose criticità.
A fronte di questo ennesimo stop la Namira ha presentato subito prima di Natale un contributo al Piano Operativo Comunale con quale rilancia una ulteriore proposta modificativa del Piano attuativo su altre 2 aree specifiche, persino più impattante delle attuali previsioni. Il messaggio del grande investitore, dopo lo stop, è chiaro e forte: occorre aumentare la redditività dell’intervento altrimenti non ricaviamo profitti.
Da qui la richiesta per la Umi 5 di introdurre la destinazione per alberghi e residenze turistico- Alberghiere al fine realizzare una mega struttura ricettiva da 6.800 mq, al posto della attuale destinazione residenziale di 4.900 mq. Si aumenta cosi il carico urbanistico sulla Umi 5 e si triplica la previsione per la funzione turistica ricettiva che era prima collocata nella Umi 12 che era pari a 2.312 mq pari a 77 posti letto. E cosi al contempo Namira ha chiesto che nella Umi 12 possano essere introdotte le seguenti destinazioni per 2000 mq: ambulatori, centri congressi, strutture associative, impianti per lo spettacolo sportivo, cliniche, esercizi di somministrazione alimenti e bevande, impianti scoperti e coperti per la pratica sportiva a scopo commerciale.
Non solo. Si chiede, inoltre, al fine di poter realizzare questo intervento alberghiero e questi ulteriori servizi di carattere privato lo stralcio di una porzione di area oggi destinata a standard in cessione al Comune, e anche l’aumento delle altezze per queste nuove strutture.
È evidente l’operazione al rialzo di Namira con questa nuova richiesta al Comune, con la quale si punta tutto su una maxistruttura ricettiva con la solita riproposizione di un modello turistico che consuma il territorio e produce precarietà, lavoro povero e precario come dimostrano tutti i recenti studi, non ritenendo più l’opzione residenziale cosi redditizia.
Siamo di fronte ancora una volta ad un progetto che fa acqua da tutte le parti, che prima si fondava sulla favola del residenziale e ora su quella del grande albergo di lusso internazionale.
Infatti la propaganda più che ventennale portata avanti prima dal centrosinistra e ora dal centrodestra, all’unisono con le diverse cordate imprenditoriali che si sono susseguite, era che l’operazione del Porto di Marina si basava sulla presunta redditività sulla realizzazione di oltre 150 mila metri cubi di edificato in aree anche pubbliche, volumi che già allora risultavano chiaramente sovradimensionati per una città come Pisa. Se venti anni fa questa colata di cemento era insostenibile, oggi è assolutamente ingiustificabile e come si vede anche da queste ulteriori richieste di Namira siamo di fronte ad una proposta inconciliabile con la crisi economica, ambientale e la necessità di favorire modelli di turismo che rispettino il territorio.
Ancora una volta – come ribadiamo da anni – si ripresenta lo scontro tra interessi privati e interessi pubblici, con il privato unicamente interessato alla operazione speculativa che non ha nulla a che vedere con gli interessi pubblici di riqualificazione e rilancio del litorale.
Proprio l’elaborazione del Piano Operativo Comunale sarebbe, invece, l’occasione giusta ed il momento adeguato per ripensare tutta l’area e procedere ad una ripianificazione con funzioni sociali e pubbliche, servizi, spazi commerciali di vicinato in continuità e a completamento dell’abitato storico, che non siano un elemento estraneo e chiuso come le precedenti previsioni ma una parte del tessuto edificato di Marina, lasciando libere e pubbliche le aree intorno al porto per poter essere fruibili da tutti, e prevedendo ampie zone di verde pubblico utili anche alla mitigazione climatica e alla ritenzione delle acque meteoriche.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
