Referendum sulla riforma della giustizia: il 22 e il 23 marzo si vota NO.

Una città in Comune è schierata in modo chiaro nel referendum sulla riforma della giustizia: il 22 e il 23 marzo si vota NO.

Che la giustizia italiana sia esasperatamente lenta, che esistano giudici che interpretano in modo arbitrario le proprie funzioni e che talvolta le corti siano sensibili alle influenze dei poteri forti e del potere politico è davanti agli occhi di tutti.

Tuttavia questo referendum non è finalizzato a risolvere nessuno di questi problemi e sicuramente un successo del SI non porterebbe a nessuna soluzione efficace.

È vero, al contrario, che questa riforma è pensata essenzialmente e forse esclusivamente per minare alla base e far saltare un caposaldo fondamentale di tutte le democrazie cioè l’indipendenza della magistratura, la separazione tra potere esecutivo, giudiziario e legislativo.

Questo referendum ha infatti un passato e un futuro che vanno considerati per non perdersi in discussioni tecniche fuorvianti.

Del passato fa parte la battaglia ormai trentennale tra Silvio Berlusconi e i suoi eredi per mettere potenti e corrotti al riparo della legge, battaglia nella quale l’attuale Ministro della Giustizia ha avuto peraltro un ruolo molto importante.

Del futuro fa parte il disegno dell’attuale presidente del consiglio di arrivare per tappe successive a una drastica semplificazione delle garanzie istituzionali per costruire uno stato in cui il potere esecutivo abbia le mani completamente libere, cioè i pieni poteri.

Osservare come, al di là del rispetto formale per le istituzioni costituzionali, Giorgia Meloni e Matteo Salvini abbiano come punti di riferimento internazionali dei picconatori di democrazie come Donald Trump, Viktor Orban, Javier Milei o partiti fascisti come Vox in Spagna, Afd in Germania e il Rassemblement national in Francia non vuol dire affatto andare fuori tema rispetto al referendum: significa al contrario illuminarne precisamente il senso e lo scopo.

A chi tiene a una giustizia che resti formalmente uguale per tutti e possa essere riformata perché lo diventi sempre di più non resta, il 22 e 23 marzo, che votare e far votare NO.

Una città in comune

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