Ricordare il genocidio durante un genocidio

Le celebrazioni del Giorno della memoria richiedono ormai una riflessione diversa rispetto a quella – purtroppo sempre più retorica e banalizzante – del “Perché non succeda più”. Per molti anni abbiamo assistito a una sorta di ripetizione liturgica, che univa all’evocazione delle atrocità dei campi di sterminio nazisti una conseguente e comprensibile partecipazione emotiva, con il monito: “Mai più”.

Gli ultimi mesi del 2025 hanno poi visto sollevarsi una ondata straordinaria di indignazione di piazza contro un altro genocidio, quello perpetrato dallo stato israeliano contro la popolazione di Gaza. La pianificazione scientifica dello sterminio dei palestinesi, con bombardamenti devastanti, lo smantellamento sistematico dei servizi sanitari, l’uccisione di medici e giornalisti, l’utilizzo della fame e del terrore come armi di guerra, hanno spinto milioni di persone a protestare contro il governo Netanyahu.

L’avvicinarsi del Giorno della memoria del 2026 ha creato così un discreto imbarazzo. Le comunità ebraiche, in gran parte vicine allo stato di Israele, temono contestazioni proprio nel giorno in cui si ricorda la tragedia che le ha sconvolte cancellando secoli di storia e milioni di vite dal continente europeo. Il parallelo, anch’esso banalizzante, tra Shoah e genocidio di Gaza, tra lo sterminio del popolo ebraico e la violenza dispiegata dallo stato che doveva essere la casa sicura per quel popolo sopravvissuto, rischia di essere troppo forte.

Questa celebrazione può però essere un’occasione per affrontare finalmente il tema del significato storico dell’Olocausto. Per pensare l’antisemitismo come un caso (il più antico e insidioso) di inferiorizzazione e disumanizzazione di un gruppo sociale, e l’antisemitismo razziale come l’ideologia che ha consentito al nazismo di praticare una violenza sterminatrice – prima applicata solo nelle colonie – nel cuore dell’Europa. Gli stessi meccanismi di violenza, gli stessi modelli ideologici disumanizzanti, sono all’opera contro i gazawi oggi. Non è una questione di stato ebraico che ripete quello che gli ebrei hanno subito. È questione di riconoscere alcune caratteristiche specifiche del dominio storico degli europei e dei loro discendenti nei confronti del resto del mondo.

La brutalità del dominio coloniale, l’arroganza del potere, la rottura del vincolo di umanità sono evidenti più che mai nell’alleato storico di Israele, il governo USA. Il piano presentato a Davos da Trump per il futuro della striscia di Gaza, con l’impiego delle macerie e dei cadaveri palestinesi per rubare al mare altri metri di costa, sarà studiato nelle scuole del futuro come esempio dell’orrore di questi anni, e si inviteranno gli studenti a ricordare “Perché non succeda mai più”.

Riportiamo oggi più che mai l’umanità al centro della riflessione del Giorno della memoria e delle nostre mobilitazioni.

Una città in comune

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