Lo scioglimento della Società della Salute è stato prorogato dal 31 luglio 2026 al 31 dicembre di questo anno. E’ questa ciò che abbiamo scoperto nel corso dell’ultimo consiglio comunale grazie ad una nostra interpellanza: l’ennesimo pezzo di un puzzle senza fine, la cui caratteristica di fondo è la mancanza di trasparenza da parte di tutti gli attori che dovrebbero governare questo complesso e delicatissimo processo.
Infatti, l’assessora Bonanno, rispondendo alla nostra consigliera ha rivelato, senza alcuna vergogna per aver tenuto all’oscuro tutto il consiglio comunale per settimane e settimane che, lo scorso 5 maggio la Conferenza zonale integrata, e quindi tutti i comuni, compresi quelli guidati dal centrosinistra, hanno deciso di prorogare lo scioglimento del Consorzio al 31 luglio proseguendo con questa gestione provvisoria dei servizi coordinata dalla ASL.
Stigmatizziamo con forza la condotta del Sindaco e dell’Assessora: non fornendo per tempo informazioni così essenziali a consiglieri, consigliere e alla Commissione, si impedisce il corretto svolgimento delle loro funzioni. Non si tratta solo di un’evidente scorrettezza istituzionale, ma di una gravissima violazione del principio di trasparenza.
Evidenziamo anche che sul sito del comune le delibere della Conferenza zonale integrata che sono pubblicate sono ferme a febbraio a 2026, con un ulteriore problema di trasparenza.
Per questo abbiamo inviato una lettera alla Presidente della Seconda Commissione Consiliare per chiedere urgentemente l’audizione dell’assessora Bonanno in commissione su questo perché siano chiarite motivazioni e contenuti della proroga.
Questa nostra denuncia si connette strettamente a quella di qualche giorno fa in cui abbiamo appreso delle dimissioni del liquidatore della SdS, anche in questo caso senza spiegazione e senza che la Commissione potesse in alcun modo avere un riscontro sullo stato dell’arte del processo di liquidazione. Di tutto ciò chi governa non ha voluto informare né il consiglio comunale né le cittadine e i cittadini che di quei servizi sono la diretta utenza.
Oltre a denunciare una grave mancanza di rispetto verso le funzioni di controllo del Consiglio comunale, evidenziamo che il problema non è solo formale, ma soprattutto di sostanza. Da un anno si sbandiera il passaggio dei servizi socio-assistenziali alla gestione mono comunale, ma la realtà è che manca totalmente un’idea di riorganizzazione, un disegno strategico e un impiego straordinario di risorse.
Questo è stato confermato ancora una volta dalla stessa Assessora Bonanno in consiglio comunale quando ha ammesso candidamente che con il nuovo assetto Pisa avrà a disposizione 12 unità (più due già assunte) di personale impiegato nel ruolo di assistente sociale.
Peccato però che il livello essenziale delle prestazioni definito dalle leggi nazionali imporrebbe al nostro comune di averne almeno 18, per rispettare il parametro minimo di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.
Avere sciolto la Sds, e non averla invece profondamente riformata come era necessario, provando ad improvvisare a una gestione mono comunale di servizi (che ad oggi fa acqua da tutte le parti), è una scelta scellerata sulla pelle delle persone più fragili, con la quale si penalizzano ancor di più i territori economicamente meno forti, e non si garantiscono i servizi.
Diritti in Comune: Una città in Comune – Rifondazione Comunista
