Sosteniamo convintamente lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura, promosso dall’associazione “Mi riconosci?”, da FP Cgil, DL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato e Sial Cobas per tutti gli appalti pubblici, inclusi quelli relativi al Ministero della Cultura, e con l’adesione di Nidil Cgil (lavoratori e lavoratrici interinali/in somministrazione del Ministero della Cultura e del comparto Federculture).
Oggi lavorare nel mondo della cultura significa precarietà strutturale, salari da fame, turni e orari soggetti a continui cambiamenti, una vita lavorativa instabile e troppo spesso condizionata alla massimizzazione del profitto da estrarre dal turismo culturale a spese di chi in quel settore lavora.
Per questo siamo a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori che oggi scendono in piazza a Pisa e in tutta Italia.
Si tratta di una importante giornata di lotta in un paese in cui i vari Governi che si sono succeduti non hanno mai messo al centro e riconosciuto il lavoro culturale.
Riteniamo inaccettabile, insomma, che in questo settore lavoratori e lavoratrici siano in molti casi definiti lavoratori essenziali, senza che però a questo corrisponda una vera valorizzazione delle loro competenze e delle loro condizioni di lavoro. Sono anzi spesso condizioni di lavoro fondate su forme di sfruttamento, precarizzazione estrema, assenza di piani di assunzioni e stabilizzazioni adeguati con turn over inesistenti o troppo frequenti, che non permettono un accesso, una crescita e una stabilizzazione professionale.
L’accesso alle professioni è talmente compromesso che si crea un meccanismo deleterio, per cui con specializzazioni alte si accede a posizioni meno qualificate rendendo totalmente squilibrata la possibilità di lavorare, a diverso titolo, nel mondo della cultura.
Ancora una volta si tratta di scelte politiche.
Mettendo insieme i pezzi, e scendendo nel concreto, ricordiamo come Il Governo Meloni continua a tagliare anche in questo settore finanziando invece l’economia di guerra. Basti pensare solo al nostro territorio dove si decide di investire più di mezzo miliardo di euro per una nuova base militare ma non si trovano investimenti adeguati per riaprire finalmente la Biblioteca Universitaria e rendere fruibile al pubblico parte del patrimonio culturale della nostra città.
Al contempo in Italia, sempre più, gli enti pubblici affidano a privati il proprio patrimonio culturale favorendo così precarietà e condizioni di lavoro con bassi salari tramite il sistema delle gare e degli affidamenti, cosa che avviene anche nella nostra città, come abbiamo denunciato negli anni per esempio sul bando della gestione delle mura storiche. O quando il Comune ha svenduto le stallette e letteralmente messo in mezzo a una strada dei lavoratori e delle lavoratrici artisti dell’animazione 2D che vi operavano, come abbiamo ricordato anche ieri in consiglio comunale.
Questo sciopero è, quindi, un primo passo importante per un modello di paese diverso in cui la dignità del lavoro culturale sia finalmente riconosciuto. Una lotta per vedere garantiti ed ampliati i diritti e la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura vuol dire anche tutelare chi svolge un servizio pubblico essenziale, e cioè consentire l’accesso di tutte e tutti alla fruizione della cultura e della conoscenza, della produzione artistica e dei beni culturali. Anche per questo siamo al loro fianco.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
