Come Una città in comune, aderiamo convintamente allo sciopero del 6 e 7 maggio che vede mobilitarsi il mondo della scuola, a Pisa in particolare saremo in Piazza XX Settembre. Siamo al fianco di docenti, personale ATA e componente studentesca che lottano per la dignità del lavoro e per il diritto a un’istruzione pubblica di qualità.
Osserviamo con estrema preoccupazione l’inarrestabile aumento delle spese militari, che si contrappone drammaticamente a un definanziamento cronico del sistema nazionale d’istruzione. Mentre le risorse vengono dirottate verso l’economia di guerra, il personale scolastico subisce una perdita del 30% del potere d’acquisto negli ultimi trent’anni. Gli aumenti salariali proposti sono del tutto insufficienti a coprire l’inflazione, confermando la volontà politica di impoverire chi costruisce il futuro del Paese.
La scuola deve essere un luogo democratico e di elaborazione di pensiero critico: uno spazio di libertà e confronto. Questo ruolo è stato evidente anche dalla straordinaria mobilitazione di studenti, studentesse e docenti nello scorso autunno, oggi ancora attuale, a sostegno del popolo palestinese e contro il genocidio a Gaza. Rivendichiamo la scuola come luogo di solidarietà internazionale e di analisi critica della realtà, contro ogni tentativo di censura o indifferenza istituzionale.
Invece di investire nella crescita dei cittadini, osserviamo processi di militarizzazione dei percorsi formativi e un disciplinamento autoritario che punta a trasformare la scuola in una caserma. La “demagogia forcaiola” del Ministero, fatta di sanzioni e repressione del dissenso, rappresenta un attacco diretto alla libertà di espressione e alla funzione emancipatrice dell’istruzione.
Denunciamo la falsa retorica del “merito” utilizzata per nascondere tagli e disuguaglianze. Questa visione è alimentata dal massiccio uso di test standardizzati come le prove INVALSI, somministrate proprio in questi giorni. Si tratta di quiz inutili e decontestualizzati che non misurano competenze reali, ma impongono un “addestramento al test” che svuota la didattica attiva e il pensiero critico.
L’ultimo tassello di questo disegno è il tentativo di riformare gli istituti tecnici e professionali (dal cosiddetto modello 4+2 alla recente riforma dei percorsi quinquennali). La riformulazione dei percorsi di studi non è una modernizzazione, ma un taglio del futuro che indirizza la scuola verso un modello aziendalistico funzionale al capitalismo neoliberale. Invece di formare una cittadinanza consapevole e attiva, si mira a produrre manodopera precettata e flessibile, comprimendo i programmi e aumentando le disuguaglianze per gli studenti e le studentesse più fragili.
Una città in comune – Pisa
