Scritte naziste e fasciste in città: la nostra comunicazione in consiglio comunale

Come è stato ampiamente riportato dalla stampa locale e nazionale, la mattina di mercoledì della scorsa settimana Pisa si è svegliata con il centro cittadino imbrattato da scritte e simboli riconducibili al fascismo e al nazismo. Ci riferiamo alle numerose svastiche e croci celtiche apparse in città, tra cui anche la scritta “Pisa futurista”.

Questa comunicazione non ha lo scopo di chiedere prese di posizione pubbliche alla destra, né tanto meno di fare vittimismo, come ci è stato subito accusato di fare. Non appartiene alle nostre abitudini, appartiene ad altri. Questa comunicazione vuole invece che il Consiglio prenda atto di quanto accaduto e si renda conto del significato che tutto ciò assume oggi.

Vorremmo quindi procedere per punti, in modo da fissare alcune riflessioni per la discussione collettiva.

Il primo punto è che non è accettabile il gioco degli estremismi contrapposti. Contrapporre a queste scritte altre scritte riconducibili alla sinistra o altri fatti avvenuti in città non ha alcun senso ed è, anzi, profondamente offensivo verso la memoria storica di questo Paese e di questa città.

In questo Paese ci sono stati oltre vent’anni di dittatura fascista. Il fascismo ha significato qualcosa di estremamente concreto: ha significato morte, violenza, fame, repressione, confino. Ha significato una guerra atroce. Ha significato italiani mandati al macello sull’altare della geopolitica e dell’alleanza con Hitler e con il progetto nazista di sterminio. Qui a Pisa, in particolare, ricordiamoci che fu un insegnante pisano, Renzo Vanni, a scoprire e rendere pubblico il bando del 1944 con cui un trentenne Giorgio Almirante, poi segretario del MSI, decretava la fucilazione di quegli italiani in età di leva che non avessero aderito alla Repubblica Sociale Italiana.

E il neofascismo nell’Italia repubblicana ha significato tentativi di colpi di stato militari sul modello greco o argentino, ha significato lo stragismo, accordi oscuri con i servizi segreti e bombe nelle piazze, nelle stazioni e sui treni che hanno ucciso centinaia di persone, come la giustizia ha accertato nel corso dei decenni.

Quando si trovano simboli fascisti e nazisti bisogna prenderli sul serio, perché vuol dire che la storia di questo Paese, purtroppo, è passata senza una piena consapevolezza di ciò che è stato il fascismo e di ciò che ha significato. Quando si inneggia alla Decima MAS o a Junio Valerio Borghese bisogna rendersi conto che si evocano pagine estremamente gravi della nostra storia e che si possono alimentare gruppi e messaggi che richiamano direttamente quel periodo.

Di questo stiamo parlando. Non esiste, quindi, alcuno spazio per un ragionamento sugli “estremismi contrapposti”: stiamo parlando di tutt’altro.

Il secondo punto riguarda i luoghi in cui queste scritte sono apparse. Non sono luoghi casuali. Sono luoghi del centro storico che hanno a che fare con la cultura e con la memoria di questa città, in particolare con realtà afferenti alla sinistra cittadina. Luoghi di produzione culturale, come il Cantiere San Bernardo o il Cinema Arsenale, dove migliaia di persone vanno per vedere film, ascoltare concerti, ritrovarsi, avere accesso alla cultura. Ma anche luoghi di aggregazione politica e luoghi della memoria storica, come Piazza Serantini.
Queste scritte, quindi, non sono casuali. Non sono state scelte casualmente. Seguono un disegno preciso. Ed è questo che le rende ancora più inquietanti, perché mirano ai luoghi della cultura diffusa in città, quella che vive nelle strade e nelle piazze, non solo quella dei palazzi o dei poteri economici e politici.

E, a proposito di Piazza Serantini, vorremmo far notare alcune cose. La prima è che non hanno osato imbrattare il cippo. Sono state appoggiati dei mattoni imbrattati, ma non è stato toccato il cippo.
Evidentemente il rispetto, o forse il timore, per la memoria di Serantini è ancora forte in questa città. Perfino chi compie questi gesti, chi va in giro di notte con lo scopo di disegnare svastiche sulle panchine e sui muri della città, poi non ha avuto il coraggio di deturpare direttamente quel simbolo.

Cosa che, invece, sono riuscite a fare le amministrazioni che si sono succedute negli scorsi anni, prima di centrosinistra e poi di centrodestra, negando l’intitolazione ufficiale della piazza. Abbiamo letto le dichiarazioni di esponenti del centrosinistra, come Alessandra Nardini, che hanno commentato questi fatti sostenendo la proposta di intitolare la piazza a Serantini. Una proposta che però, nonostante una delibera comunale del 2012, nessuna giunta ha ancora avuto il coraggio di attuare. Ci auguriamo che prima o poi qualcuno trovi quel coraggio e renda finalmente giustizia a questa memoria.

Concludiamo chiedendo che tutto il consiglio comunale prenda molto sul serio quello che è successo e avvii una riflessione su cosa significhi svegliarsi con la città deturpata da svastiche e croci celtiche. Non è un gioco. Il consigliere Ciavarrella, di fronte al fatto che abbiamo fatto notare che tra le scritte c’era anche “Pisa Futurista”, che si rifa direttamente al partito politico estremista, razzista e violento al quale ha aderito, si è lamentato accusandoci di “vittimismo preventivo”. Ecco, l’uso di questa aggettivazione, “preventivo”, è indicativo: in italiano, stando alla lettera, significa che secondo Ciavarrella facciamo le vittime adesso in modo da anticipare un evento futuro in cui si ha paura di prenderle davvero. Ci auguriamo che sia soltanto un’infelice scelta lessicale. Da questa parte non esiste vittimismo: solo la lucida consapevolezza di cosa ha significato il fascismo e il neofascismo in questo Paese, e l’invito a essere vigili e attenti.

Diritti in Comune: Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa


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