La situazione attuale nella gestione dei servizi sociali, ancora operanti come servizi di zona, ha raggiunto un livello non più accettabile. E’ questo quello che è emerso ancora una volta in Seconda Commissione Consiliare permanente grazie alla audizione richiesta dal nostro gruppo consiliare di una delegazione di assistenti sociali. D’altra parte, sono anni che sollecitiamo i Comuni del Consorzio a tutelare diritti e dignità delle lavoratrici e dei lavoratori: siamo intervenuti sulla stampa, abbiamo portato innumerevoli volte il problema all’attenzione del Consiglio, abbiamo elaborato proposte in Commissione. Nel Febbraio 2024 abbiamo anche portato il Consiglio Comunale ad approvare all’unanimità una mozione che sollecitava gli enti locali ad assumere personale sufficiente per raggiungere i livelli essenziali delle prestazioni sociali, quantificati in un’assistente sociale ogni 5000 abitanti. Altro che raggiungimento dei leps: è’ incredibile constatare come la situazione sia sempre più allarmante e sia addirittura peggiorata.
Negli ultimi mesi, infatti, tra pensionamenti, dimissioni e soprattutto per la scandalosa ed ingiustificabile mancata sostituzione di 4 congedi per maternità, il quadro si è aggravato ulteriormente: l’ormai cronica carenza di personale ha determinato una continua redistribuzione dei carichi di lavoro, che oggi risultano “pesantissimi ed eccessivi”, come spiegato dalle lavoratrici. E potrebbe a breve peggiorare ancora, con il venir meno di una ulteriore unità.
Queste gravi i condizioni di lavoro delle/degli assistenti sociali, gravate anche da un senso di incertezza sul proprio futuro rispetto alle nuove assegnazioni e le nuove destinazioni, hanno anche forti ripercussioni negative sulla cittadinanza. Ne portano la responsabilità tutti i comuni della Sds, governati tanto dal centrosinistra quanto dal centrosinistra e la stessa Asl.
Questa situazione ha compromesso e continua a compromettere la continuità della presa in carico di situazioni di vulnerabilità anche complesse e priva i cittadini e le cittadine di figure di riferimento stabili nel tempo. La crescente complessità dei bisogni sociali — tra povertà, marginalità ed esclusione — impone inoltre interventi integrati e multidisciplinari, che coinvolgano altri servizi come il terzo settore e il sistema dell’inserimento lavorativo. Tuttavia, in assenza di risorse adeguate, diventa sempre più difficile garantire risposte efficaci e non meramente assistenzialistiche.
A ciò si aggiunge la mancata attivazione del SEUS (Servizio per l’Emergenza Urgenza Sociale), che dovrebbe garantire una gestione strutturata delle emergenze, servizio che ricade attualmente sul comparto di assistenza sociale anche nei fine settimana.
Parallelamente, si registra un aumento delle richieste da parte dell’autorità giudiziaria e il costante far fronte a tempistiche legate all’esecuzione alle misure di sostegno, come l’assegno di inclusione, che richiedono quella tempestività di cui l’utenza ha pieno diritto.
Stante il quadro attuale descritto è evidente che non vi sia stata una adeguata programmazione utile a gestire la fase transitoria dei servizi di assistenza sociale dopo la decisione di sciogliere la Società della Salute: rileviamo anzi una sostanziale assenza di prospettive concrete, per cui il raggiungimento dei Livelli essenziali di prestazioni sociali (LEPS), garantito dalla Legge 178, appare un miraggio, nonostante tutte le possibili risorse finanziarie prospettate dalle norme vigenti.
Lo ribadiamo: questa situazione non rappresenta soltanto un problema per le /gli assistenti sociali, ma costituisce una grave criticità per l’intera cittadinanza, che ha diritto a servizi efficienti, accessibili e appropriati.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
