Tre eurodeputate del gruppo “Patrioti per l’Europa”, la pisana Susanna Ceccardi, la milanese Silvia Sardone e la friulana Anna Maria Cisint, hanno fatto tappa a Marina di Pisa nel loro tour di incitamento all’odio contro l’Islam. È difficile descrivere altrimenti una campagna politica che si è data come nome “Sì vela, no velo”, contrapponendo – senza troppo senso – il privilegio di una vacanza in barca a vela modello Briatore al diritto all’uso del velo da parte delle donne musulmane.
Nel corso dell’iniziativa di Marina di Pisa le deputate leghiste si sono scagliate contro le moschee: «ho chiuso tre moschee irregolari», ha detto Anna Maria Cisint; «chi dice che non si possono chiudere, mente» ha rilanciato Susanna Ceccardi. Il loro obiettivo non è assicurare che siano rispettate regole che garantiscono il benessere collettivo e i diritti di tutti e tutte, ma impedire l’esistenza stessa di luoghi di culto islamici in quanto tali. La stessa Ceccardi nel 2020 dichiarava: «Il no alla moschea a Pisa è assoluto. Non deve essere fatta in nessun caso. Sono pronta a incatenarmi». Altro che legalità, il punto è promuovere l’odio contro l’Islam, tanto che la Cisint ha avuto l’indecenza di dichiararsi contraria alle candidature politiche di cittadini di fede islamica «che vogliono entrare nelle istituzioni dalla porta principale», ovvero quella della democrazia e del consenso elettorale.
Le eurodeputate parlano di una battaglia di civiltà, ma propinano una visione dell’Islam grottesca e disinformata. Tra i valori fondanti dell’Europa ci sono senza dubbio la libertà di espressione e i diritti delle donne: perché allora non lasciare libertà alle donne di decidere se usare o no il velo? Il velo può essere un’espressione di libertà, una forma di identificazione, di legame culturale e valoriale. Esiste un femminismo islamico che si oppone – anche indossando il velo – a una lettura patriarcale e misogina del Corano, partendo dalla convinzione che il testo sacro dell’Islam sia un testo che parla di liberazione e di giustizia. Così è stato anche con la Bibbia, per cui ci è voluto lo sviluppo negli ultimi decenni di una teologia femminista per liberarla dalle interpretazioni androcentriche che avevano dominato fino ad allora.
Purtroppo la ricerca della complessità, della lettura di “genere” dei monoteismi non interessa minimamente a Ceccardi, Sardone e Cisint, le quali non sono mosse da curiosità ed apertura. Le eurodeputate leghiste vogliono solo imporre con arroganza la propria religione, quella cattolica in salsa conservatrice, proclamando un’ostilità irriducibile tra l’Europa e le altre religioni, l’Islam in particolare, la seconda religione per diffusione in Italia, andando così contro l’impianto costituzionale e di garanzia di uguaglianza e dei diritti fondamentali nelle carte e convenzioni europee.
In sostanza, siamo di fronte a tre politiche in cerca di un palcoscenico, che fanno leva su temi ormai classici della destra, nell’assenza totale di qualsiasi genuino e serio progetto politico di sostegno alle donne, in qualunque contesto sociale o culturale, per essere libere dalla violenza di genere.
Noi abbiamo in mente altri percorsi, come quelli della marea transfemminista che anima i cortei di Non Una Di Meno in tutta Italia, come i tanti percorsi di sorellanza e costruzione di via d’uscita dalla violenza machista in ogni contesto e per tutte, che portano avanti i centri antiviolenza e tante realtà come quelle della Casa della Donna a Pisa, e dei tanti collettivi che ogni giorno raccolgono forze per affermare che ciascuno ha diritto di manifestare la propria identità di genere, sessuale, etnica e religiosa. Una battaglia da portare avanti nella consapevolezza dei privilegi di chi detiene il potere economico e di chi lo subisce, segnando la differenza anche tra tutte quelle che sebbene donne, mamme e magari anche cristiane, in barca a vela non ci possono andare.
Diritti in Comune: Una città in comune e Rifondazione Comunista Pisa
