Stazione Leopolda, ultimo atto: pronto il trasferimento del bene alla Patrimonio Pisa. Ecco come si priva la città degli spazi pubblici

Arriverà nei prossimi giorni in consiglio comunale la proposta di delibera della Giunta Conti per il trasferimento definitivo della proprietà della Stazione Leopolda, della ex mensa CPT a Ospedaletto e della ex stazione capolinea in Piazza Sant’Antonio alla Patrimonio Pisa: un’operazione che ha un valore complessivo pari a € 9.677.736,10 (così suddivisi: ex Stazione Leopolda: € 7.360.000,00; ex mensa CPT: € 1.130.000,00; ex stazione di Piazza Sant’Antonio: € 1.187.736,10).

Questo è così l’ultimo atto di un’operazione portata avanti dalla Giunta Conti con cui si priva la cittadinanza di un bene comune come la ex Stazione Leopolda, un altro tassello di quello che abbiamo definito “Pisa Depredata”. Un progetto che abbiamo contestato sin dall’inizio, non solo da un punto di vista politico, ma anche per le procedure adottate che facevano acqua da tutte le parti e per quello che è avvenuto in questi anni di gestione della Patrimonio Pisa. Caso eclatante è stata la redazione del regolamento di utilizzo di quegli spazi, con relative tariffe decise unilateralmente dal presidente della società senza alcun confronto pubblico, senza alcuna interlocuzione con le associazioni e la città, ma semplicemente come un atto burocratico da parte di una società patrimoniale sotto il controllo della Giunta.

Questo è perfettamente in linea con l’idea sottostante della destra: trattare quel luogo come un condominio in cui si mettono in affitto dei metri quadrati. Siamo di fronte, anche questa volta, a un modello di governo della cosa pubblica da parte della destra che è del tutto inaccettabile.

Per noi questo spazio non è un costo che il Comune scarica su una società partecipata come fatto fino a ieri, trasformando così il patrimonio collettivo in un bancomat per grandi eventi privati e logiche di mercato, ma deve essere un laboratorio per l’autogestione sociale e culturale aperto a tutte e tutti, a partire dal quartiere in cui si trova: la Leopolda è un patrimonio pubblico e deve essere a disposizione della comunità.

Questo non significa tornare “al passato”. Sin dal 2013 abbiamo sempre criticato il modello di gestione imposto dal Comune, con l’allora giunta Filippeschi, che, in particolare, prevedeva che alle associazioni venisse imposto un canone a prezzo di mercato, inaccessibile per i loro bilanci, al cui pagamento contribuiva la stessa amministrazione con i fondi che dovevano servire a supportare le attività culturali e sociali delle associazioni. Un meccanismo contorto che noi 10 anni fa denunciammo. Uno dei motivi per cui abbiamo criticato quel modello era la dinamica di dipendenza che si creava con l’amministrazione, minando l’autonomia delle associazioni e il rischio concreto che un eventuale cambio di amministrazione avrebbe messo in pericolo la struttura. E questo è successo con la Giunta Conti, come dimostrano i fatti dal 2018 ad oggi.

La nostra posizione è chiara oggi come ieri: salvare in ogni modo possibile il bene comune costituito dal patrimonio immobiliare del Comune di Pisa e aprire un ragionamento ampio e largo sulla sua funzione sociale. Troppe sono le esperienze sociali, culturali e giovanili che sono state cancellate o osteggiate negli anni, prima dal centrosinistra e oggi dal centrodestra, proprio perché questa città non vuole offrire spazi sociali, spazi di aggregazione, di confronto, di nascita e sperimentazione di nuove idee. Da Rebeldia al Colorificio, dal Teatro Rossi alla Limonaia, paradigmi di una gestione virtuosa e condivisa dei beni comuni, esempi notabili di auto-organizzazione e partecipazione dal basso che non hanno resistito agli attacchi ripetuti delle amministrazioni che si sono susseguite. E oggi, con il POC, si pensa di trasformare lo Spazio Antagonista Newroz in un parcheggio.

In vista della discussione in consiglio comunale, rilanciamo la necessità di un dibattito cittadino sugli spazi pubblici a partire da alcuni punti:

1) Che la Stazione Leopolda rimanga nel patrimonio indisponibile del Comune di Pisa, annullando il processo di trasferimento alla Patrimonio Srl: in nessun modo ci si può aspettare che qualsiasi tipo di garanzia possa reggere nel tempo con un soggetto il cui unico fine è il lucro, visto che nello statuto si indica chiaramente che la società opera con criteri di mercato.

2) Come la Leopolda, anche tutti i beni importanti come gli Arsenali Repubblicani, il Parco della Cittadella e i Vecchi Macelli devono rimanere nella gestione e fruizione pubblica e non devono essere trasferiti alla Patrimonio Pisa Srl, rivedendone piuttosto i regolamenti d’uso per renderli accessibili e non riservati solo ai grandi eventi privati.

3) Revisione immediata del Regolamento vigente per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Pisa, prevedendo percentuali di riduzione del canone agevolato dal 90% al 100% in maniera da liberare spazi e opportunità per tutti e tutte.

4) Attuazione immediata del “Regolamento sulla collaborazione tra le cittadine e i cittadini attivi e l’amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani di Pisa”. Anch’esso aspramente criticato, fu approvato alla fine dell’amministrazione Filippeschi e rimase lettera morta. Diamo attuazione all’articolo che prevede che l’amministrazione pubblichi periodicamente i beni che possono essere messi a disposizione per i patti di collaborazione. Anche qui occorre inserire e tutelare le esperienze di occupazione e autogestione che esistono in città e che invece sono state volutamente escluse. Avviamo subito, a partire da oggi, una discussione partecipata sulla gestione pubblica e condivisa dei beni comuni di questa città, a partire proprio dagli spazi della Stazione Leopolda.

La Giunta Conti ha istituito Patrimonio Pisa S.r.l., società partecipata interamente dal Comune di Pisa, nata per ottimizzare, gestire e valorizzare gli immobili di proprietà pubblica. Vogliamo che sia chiaro: per noi, dare in concessione a uso gratuito alla cittadinanza e alle associazioni questi spazi – affinché possano svolgere attività di aggregazione, socializzazione e pieno sviluppo della persona, fuori dalle logiche del mercato e del profitto – rappresenta il modo migliore e più autentico per valorizzare gli immobili di proprietà del Comune di Pisa.

Diritti in Comune: Una città in Comune – Rifondazione Comunista Pisa

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