Takeda: licenziamenti e delocalizzazione fatte solo in nome del profitto. Serve mobilitazione e sostegno delle istituzioni

No alla delocalizzazione di Takeda Manufacturing Italia da Pisa verso Vienna con la perdita di 67 posti di lavoro. Riteniamo gravissima la decisione di questa multinazionale che ha chiuso l’esercizio 2025 con un utile di 10.266.020 euro.

A fronte di questi numeri l’azienda decide di colpire i lavoratori e le lavoratrici più precarie, ovvero quelli in somministrazione assunti tramite Adecco e di trasferire altrove diverse funzioni ed attività.

La multinazionale giapponese che ha fatto crescere i suoi fatturati anche grazie allo stabilimento pisano, il secondo in Italia insieme a quello di Rieti, nel nostro territorio da un lato ha risparmiato sul costo del lavoro per anni, non procedendo alle stabilizzazioni, e ora vuole dare il ben servito a decine di lavoratori e lavoratrici mandandoli a casa dall’oggi al domani.

Questo modo rapace di operare da parte di Takeda non è accettabile e occorre da subito un intervento a livello governativo, regionale e comunale a sostegno di questa vertenza, aprendo immediatamente un tavolo. Il primo passo è che la multinazionale ritiri subito la delocalizzazione e non proceda alla chiusura dei contratti mantenendo tutti gli attuali livelli occupazionali e dando garanzie anche per il futuro di questi lavoratori e lavoratrici che vivono una condizione pesantissima di precarietà ed incertezza.

Non vi è alcuna situazione di crisi e si agisce secondo strategie speculative e socialmente irresponsabili, col solo obiettivo della massimizzazione dei profitti. Già in passato il nostro territorio ha vissuto altre vicende simili come nel caso della Carlo Colombo e della Ericsson che mettono in luce l’inadeguatezza di un sistema che si fonda sull’esclusiva riduzione del costo del lavoro e su processi di delocalizzazione in un quadro di totale assenza di politiche industriali.

Da parte nostra ci mettiamo a disposizione per le forme di mobilitazione che lavoratori e lavoratrici definiranno e porteremo con urgenza la questione in consiglio comunale a sostegno di questa vertenza, che ha una valenza generale contro le delocalizzazioni e le pratiche predatorie e speculative in un mondo del lavoro sempre più precario e instabile.

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