Tangenziale Nord-est: le risorse pubbliche siano dirottate per la mobilità sostenibile e la realizzazione del Parco Agricolo della Piana

Nell’ultima seduta del consiglio comunale grazie ad una nostra interpellanza si è tornato a discutere della Tangenziale Nord-est, una di quelle grandi opere sostenute in maniera bipartisan dal centrodestra e dal centrosinistra contro la quale da sempre ci battiamo insieme alle associazioni ambientaliste del territorio.

Ancora una volta abbiamo assistito alla difesa d’ufficio da parte dell’assessore Dringoli e della destra, Fratelli d’Italia in testa, all’apologia di un intervento ormai fuori dal tempo e dalla storia, con la sola loro preoccupazione di scaricare su Provincia e Regione questo intervento disastroso che ogni anno che passa mostra sempre più il proprio volto fallimentare.

Siamo infatti davanti a quello che nel tempo è diventato un vero e proprio pozzo senza fondo per le casse pubbliche: ad oggi mancano 166 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 34 milioni di euro già sperperati per il primo lotto, e con una previsione di ulteriore aumento dei costi su cui chi amministra tace. Neanche le guerre ormai sempre più frequenti che espongono le nostre economie, e la cittadinanza a insicurezza energetica e al drammatico aumento dei prezzi, inducono cautela in chi dovrebbe piuttosto pensare a come uscire dalla dipendenza dal petrolio.

La realtà che l’assessore Dringoli, allo stesso modo del Presidente della Provincia Angori, provano a mascherare ancora una volta è che Tangenziale è un progetto vecchio, costosissimo e basato su un concetto di mobilità non più sostenibile, perché negli anni trascorsi dalla sua prima progettazione il quadro delle necessità di interventi sulla mobilità è drasticamente cambiato.

I dati sul consumo di suolo e sulla drastica perdita di biodiversità, sulla perdita di suolo permeabile, sull’inquinamento da traffico, e sui danni irreversibili che questi provocano alla salute umana e all’ambiente sono sul tavolo di tutti i nostri amministratori, ma questi fanno finta di non vederli, nonostante le dichiarazioni di maniera.

Questa infrastruttura genererà più traffico, e quindi più inquinamento, come succede sempre quando si costruiscono nuove strade, consumerà suolo e distruggerà irrimediabilmente la piana agricola a Nord di Pisa, non offrendo nessuna alternativa all’uso delle auto private per chi dovrà entrare in città.

Abbiamo tutte e tutti bisogno di spostarci rapidamente, abbiamo bisogno che le nostre città siano liberate dal traffico automobilistico, dal rumore e dall’inquinamento, ma c’è un solo modo per farlo in modo risolutivo e che salvaguardi il nostro pianeta per noi stessi e per le generazioni future: disincentivare il traffico automobilistico offrendo reali alternative di mobilità pubblica e condivisa, veloce, efficace e poco costosa.

Per contrastare la crisi climatica ed ecologica, le città e le politiche urbane hanno una funzione molto importante, sia per le decisioni che una amministrazione comunale è tenuta a prendere che per il ruolo di stimolo che queste possono svolgere rispetto all’azione dei cittadini e delle cittadine.

Le emissioni di gas serra e di inquinanti dipendono, infatti, dal traffico privato per più del 25%, e nelle città questa percentuale è ancora più alta. In Italia si registrano 50.000 morti precoci all’anno dovute all’inquinamento atmosferico. Le città sono invase da immensi e brutti parcheggi che tolgono spazio, e muoversi a piedi e in bicicletta non è sicuro. Pisa purtroppo non fa eccezione, mentre in tutta Europa si stanno invece sperimentando piani urbani che cambiano drasticamente il modello di mobilità con grandi vantaggi: riduzione delle emissioni di anidride carbonica, dell’inquinamento atmosferico e acustico, liberazione degli spazi, delle strade e delle piazze, riduzione dei costi per le famiglie.

Oggi infatti, possedere un’automobile costa in media 4.000 euro all’anno tra ammortamento, riparazioni, assicurazioni, carburante: se avessimo trasporti pubblici efficienti, piste ciclabili sicure e un sistema di car sharing che permetta di avere facilmente un’auto a disposizione al bisogno, potremmo fare a meno di quella privata. A maggior ragione considerando che la velocità media in città è di circa 20- 25 km/h, uguale alla velocità di una bicicletta, di un tram, di un’antica carrozza. Inoltre, le nostre auto passano più del 90% del tempo a invecchiare in un parcheggio o in un garage, con grande spreco di spazio e di risorse e con costi insostenibili per molte famiglie, che sono sostanzialmente obbligate a possedere automobili o scooter. Tenere ben presenti questi indicatori è indispensabile quando si pensa di realizzare una nuova opera come la Tangenziale Nord-Est, cosa che invece non è avvenuta e non sta avvenendo.

Questa opera inoltre non alleggerirà affatto il traffico ma anzi determinerà problemi per la salute di chi vive in due aree della città: il quartiere dei Passi e quello di Ghezzano. Questo è stato evidenziato da ARPAT – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Toscana – nella sua valutazione dell’opera che risale al 2021(!), arrivando a definire inaccettabile l’impatto del rumore, in particolare ai Passi, anche vista l’impossibilità di realizzare mitigazioni e dando parere negativo sulla realizzazione dei tratti che coinvolgono questo quartiere, e a Ghezzano. Le analisi condotte da ARPAT infatti, stimano un superamento dei limiti di legge sull’inquinamento acustico del 30% ed evidenziano che né la stesura di asfalto speciale né la realizzazione di barriere anti-rumore sarebbero utili a limitare detti sforamenti, previsti anche nelle ore notturne.

Ma non solo, oltre a peggiorare il traffico e i suoi impatti, frammenterà ulteriormente il territorio danneggiando quello che rimane della pianura alluvionale dell’Arno, solcata da un vasto sistema idraulico che connette Arno e Serchio dove ecosistemi di grandissimo pregio ambientale sono tutelati dalla Convenzione Ramsar e dall’Unesco, oltre ad avere un impatto devastante su un paesaggio agrario di grandissimo interesse che unisce una ruralità pregevole con il patrimonio culturale delle pievi, delle ville e dell’Acquedotto mediceo. Perché insistere su un progetto inutile e devastante invece di progettare una grande riqualificazione della piana pisana, creando un Parco Agricolo tra i due Comuni di Pisa e San Giuliano? Si creerebbero nuove economie di qualità, percorsi pedonali e ciclabili, corridoi ecologici per la biodiversità.

Alla luce di tutto questo è sempre più evidente come l’unica scelta sensata sia quella di fermarsi e bloccare uno spreco di centinaia di milioni di euro pubblici che lievitano di anno in anno. Risorse che potrebbero essere spese per realizzare un sistema dei trasporti pubblici sostenibile e accessibile a tutti e tutte, un recupero delle aree periurbane che punti sull’agricoltura biologica e di qualità, una ricucitura del territorio che permetta ai sistemi naturali di rimanere vivi e attraenti per il turismo, anche in connessione al patrimonio storico e artistico, a partire dall’Acquedotto Mediceo.

E’ questa la nostra idea di Parco Agricolo della Piana per dare, anche alla luce del Distretto Rurale di recente costituzione, una nuova vitalità alla pianura agricola tra Pisa e il Monte Pisano, che rappresenta il cuore geografico e territoriale della cosiddetta Area Pisana ma che troppo spesso è considerata come terreno da sfruttare. Ciò rilancerebbe il nostro territorio attraverso le produzioni agricole di qualità, il turismo agricolo ambientale, il turismo dei beni culturali, le opere necessarie a mettere in sicurezza il territorio.

Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

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