Toscana: i Decreti Sicurezza usati per criminalizzare il dissenso e l’antifascismo. Noi non ci facciamo intimidire

Siamo al fianco degli attivisti e delle attiviste toscane che, negli ultimi giorni, sia a Prato che a Firenze, stanno continuando a subire una pressione giudiziaria volta a scoraggiare – anzi, a punire – i diritti sanciti dalla Costituzione di riunirsi pacificamente e di esprimere liberamente il proprio pensiero.

Nella mattina dell’11 giugno, alcuni simpatizzanti del partito dei CARC hanno subito perquisizioni domiciliari nell’ambito delle indagini per il processo di diffamazione contro Marco Carrai, al quale era stato chiesto di dimettersi dalla presidenza della Fondazione Meyer a causa del suo ruolo di console onorario di Israele. Una presa di posizione puramente politica, non certo diffamatoria.

Contemporaneamente, ad alcune sindacaliste di SUDD Cobas di Prato e ad Antonella Bundu (recentemente candidata alla presidenza della Regione Toscana) sono state recapitate sanzioni amministrative per migliaia di euro. La contestazione riguarda il presidio antifascista del 7 marzo, promosso in contrapposizione alla piazza organizzata da Futuro Nazionale sul tema “Remigrazione e Riconquista”. L’accusa è la violazione dell’articolo 18, commi 1 e 3, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, così come modificato dall’articolo 9 del decreto-legge 24 febbraio 2026 n. 23, il cosiddetto “Decreto Sicurezza”.

Si tratta dello stesso tipo di contestazione notificato alle attiviste No Base che il 12 marzo hanno bloccato un treno carico di mezzi militari alla stazione di Pisa, e per il quale sono stati sanzionati anche diversi attivisti fiorentini presenti al presidio del 28 marzo, che aveva espresso contrarietà all’apertura della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci.

Nel provvedimento contro Bundu, come si legge in una nota di Sinistra Progetto Comune, le si contesta addirittura di aver preso la parola durante il comizio e di aver pubblicizzato l’appuntamento sui propri canali social. Così come sta avvenendo a Pisa, con la maxi-indagine sul movimento di solidarietà con la Palestina, siamo davanti a un completo ribaltamento della realtà: i decreti sicurezza, ora legge dello Stato, vengono utilizzati per colpire il dissenso e per colpire chi contrasta il fascismo e il sionismo, chi lotta per la pace e contro la violenza del modello capitalista dominante.

Questo scenario appare ancora più evidente alla luce della giornata di ieri a Roma, dove ha sfilato il corteo di “Remigrazione e Riconquista” tra cori razzisti, xenofobi, saluti al Duce e istigazione all’odio verso la comunità islamica. Il tutto nel silenzio delle forze dell’ordine, che avrebbero invece il dovere di sanzionare l’apologia del fascismo e le discriminazioni.

Il disegno politico generale del governo è chiaro: legittimare l’estrema destra e punire qualsiasi espressione pacifista, antifascista e di critica a Israele; punire la solidarietà e incentivare l’odio.

Come Diritti in comune, ma soprattutto come cittadini e cittadine, non ci faremo intimidire dalle azioni giudiziarie. Continueremo a tessere reti con chi, come noi, sta subendo la repressione dei decreti sicurezza, e continueremo a scendere in piazza per difendere i diritti di tutti e di tutte, senza distinzione di popolo, genere o religione.

Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista

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