Tre Pini: liberazione di uno spazio per la pace. Da Futuro Nazionale attacchi strumentali di una forza fuori dai valori costituzionali

Le dichiarazioni del capogruppo di Futuro Nazionale, Angelo Ciavarella (ex-civico di Pisa al Centro poi passato alla Lega e quindi al partito di Vannacci) contro il presidio di Pace nell’area dei Tre Pini, con annessa richiesta di sgombero, sono l’ennesimo tentativo di rovesciare la realtà e criminalizzare chi costruisce partecipazione, socialità e alternativa dal basso.

Chi parla di “illegalità” dovrebbe avere il coraggio di guardare alle vere violazioni che attraversano questo Paese: ad esempio una cosa profondamente illegale e inaccettabile è il progetto politico – condiviso anche da Futuro Nazionale e dai loro sodali di CasaPound – di deportare milioni di migranti fuori dall’Italia, calpestando diritti umani fondamentali, principi costituzionali e ogni forma di civiltà giuridica. Questo è ciò che si pone fuori dalla legge morale e democratica, non certo chi apre spazi di incontro e di pace e li rende fruibili alla collettività.

E’ fuori dal perimetro costituzionale non chi difende e chiede l’applicazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione ma chi inneggia, come Ciavarella, alla X Mas. Con quale coraggio si punta il dito su una manifestazione pacifica e colorata, mentre si rimane silenti e parte integrante di un Governo complice del Genocidio in corso del popolo palestinese ad opera dello stato di Israele?

L’area dei Tre Pini, ingiustamente sgomberata dall’Università di Pisa, è stata riaperta il 25 aprile da una manifestazione di centinaia di persone che hanno scelto di non rassegnarsi alla cultura della guerra. Quello che rinascerà è un progetto articolato, plurale, aperto: uno spazio di pace, socialità, cultura, mobilitazione sociale e partecipazione, costruito dal basso e per la città, a due passi dove questo Governo, che Ciavarella sostiene, vorrebbe costruire nel cuore del parco una enorme cittadella militare da mezzo miliardo di euro.

Per questo chiediamo con forza che l’Università di Pisa apra un confronto reale e lavori in questa direzione, riconoscendo l’importanza di ciò che si sta costruendo ai Tre Pini, invece di ostacolarlo o reprimerlo. Crediamo che l’Università di Pisa, anche in virtù della sua adesione alla rete Rete Università per la Pace, dovrebbe essere parte attiva contro la militarizzazione del territorio e nella lotta alla tutela della biodiversità del Parco che la nuova infrastruttura militare metterà inevitabilmente a rischio.

Ribadiamo inoltre il nostro pieno sostegno al Movimento No Base: non solo per la grande mobilitazione del 25 aprile, ma per un impegno quotidiano che dura da quattro anni e che rappresenta un esempio concreto di cosa significhi oggi essere partigiani della pace. In un contesto segnato da militarizzazione e guerra, il Movimento No Base continua a ricordare a tutte e tutti che esiste un’alternativa fondata sulla giustizia, sulla solidarietà e sul rifiuto della logica bellica.

A chi parla di arroganza rispondiamo che l’arroganza è quella di chi pretende di imporre basi militari, sgomberi e politiche disumane senza ascoltare i territori. Noi stiamo dall’altra parte: dalla parte di chi costruisce comunità, diritti e futuro.

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