La lotta partigiana è stata una lotta molto particolare. Era una lotta contro la guerra: in altre parole, la lotta di chi è stato costretto a salire sui monti e imbracciare il fucile per chiudere al più presto una guerra voluta dal fascismo. La guerra voluta dal fascismo, a sua volta, era una logica conseguenza della natura del fascismo: il quale, infatti, significa violenza e aggressione, è la violenza che entra nei rapporti politici e punta all’eliminazione fisica dell’avversario. Ci sono voluti venti anni e atroci sofferenze, lutti e distruzione, ma ciò che rimane di più bello della lotta partigiana è proprio questo: aver compreso l’intima natura del fascismo e aver rifiutato nella maniera più assoluta la guerra, al punto da lottare e rischiare la vita. Lo conserviamo scritto nella Costituzione, nei suoi principi fondamentali: il ripudio della guerra. È una scritta che gronda il sangue di milioni di morti, sacrificati sull’altare del bellicismo fascista e nazista.
Oggi, l’insegnamento più bello ottenuto dalla Resistenza sembra non avere più allievi, è un comandamento che giace inascoltato. Siamo nell’epoca della “guerra permanente”, della “guerra ibrida”, della “terza guerra mondiale a pezzi”: dietro queste profonde espressioni si nasconde una verità, ma un’altra parte fondamentale della verità rischia di perdersi. La guerra passa continuamente sotto il nostro naso: la vediamo nei territori militarizzati, la vediamo nelle banche armate, la vediamo nei profitti sempre più alti dell’industria degli armamenti. L’abbiamo vista, ad esempio, il 10 aprile di 35 anni fa, quando per evitare una nave militarizzata che non doveva esserci, il traghetto Moby Prince si è andato a schiantare contro una petroliera davanti al porto di Livorno: di quelle 140 persone bruciate, di cui 65 al lavoro, morte proprio a causa di una guerra, la Prima Guerra del Golfo, non è mai stata fatta giustizia.
Se la guerra passa continuamente sotto il nostro naso, così tanto da uccidere nel suo passaggio, allora una maniera per onorare il 25 aprile è opporsi ai carichi della morte in transito nei nostri territori, opporsi alle banche armate, opporsi alla vendita di armi e ai profitti economici e industriali sui prodotti che generano morte. Non ne possiamo più della guerra e non ci vogliamo rassegnare. Contro la destra al governo che adora la guerra, contro le forze all’opposizione che non fanno niente di concreto per opporsi alla guerra – quando non essere esplicitamente a favore della “guerra democratica” – non possiamo che rilanciare la lotta partigiana nel suo spirito più autentico: l’opposizione alla guerra come pratica quotidiana.
La Liberazione non è solo memoria: è un orizzonte. Sta a noi continuare a camminare in quella direzione.
Ora e sempre, Resistenza!
