Nel centro storico di Pisa vivono 11.400 residenti e circolano 7.500 auto private, oltre a 3.300 veicoli aziendali, per un totale di quasi 11.000 mezzi autorizzati. Escludendo bambini e anziani, significa che in media ogni adulto attivo in centro possiede un’automobile. A questi numeri da capogiro — sconosciuti nelle principali città europee — si aggiunge il flusso quotidiano di pendolari, lavoratori e turisti che gravitano a ridosso della ZTL. La risposta dell’Assessore Dringoli a questo intasamento cronico è sempre la stessa: costruire nuovi parcheggi. Ma questa non è urbanistica; è una mera certificazione dell’esistente che rinuncia a qualsiasi visione politica della transizione ecologica.
La maggior parte di queste auto viene usata due o tre volte a settimana; per il resto del tempo resta ferma a occupare suolo pubblico. Perché siamo arrivati a questo punto? In Italia scontiamo un fattore culturale che considera il Trasporto Pubblico Locale (TPL) un mezzo residuale, destinato solo a chi non può permettersi un’auto. Ma la vera ragione è economica e strutturale. Quando il possesso dell’auto è dato per scontato, il costo del carburante diventa marginale rispetto ai costi fissi annui (acquisto, assicurazione, bollo, manutenzione), stimati da Quattroruote tra i 3.500 e gli oltre 5.000 euro all’anno. Se una famiglia di quattro persone deve spendere 16 euro del biglietto dell’autobus per andare a Marina di Pisa, o 4 euro per andare a fare la spesa caricandosi di borse pesanti, la benzina risulterà sempre “più conveniente”.
Usando il pensiero laterale, la soluzione a un problema complesso non è rincorrere lo spazio per i veicoli — generando consumo di suolo, isole di calore, inquinamento e asfalto —, ma rimuovere l’elemento di intralcio: l’auto privata superflua.
Facciamo i conti. Per una famiglia di 4 persone (2 adulti e 2 studenti), la spesa massima annua per gli abbonamenti al bus ad altissima frequenza sarebbe di circa 1.260 euro. Aggiungendo un servizio di car sharing efficiente (sull’esempio di Milano, con auto disponibili a pochi isolati, senza spese di bollo, assicurazione o manutenzione) per la spesa settimanale, le uscite serali e i viaggi nei fine settimana (circa 2.700 euro/anno), la spesa totale si attesterebbe sui 4.000 euro all’anno. Ovvero meno di quanto costa MANTENERE una sola auto privata. Se poi consideriamo le famiglie che oggi possiedono due auto e decidono di eliminarne una, il risparmio annuale sfiora i 2.000 euro. Risorse che rimarrebbero nelle tasche dei cittadini.
Se solo il 25% delle 10.000 auto del centro venisse eliminato grazie a una rete integrata di TPL capillare e car sharing, si libererebbero immediatamente 2.500 posti auto. Non servirebbe costruire una sola colata di cemento in più; potremmo invece eliminare l’asfalto, piantare alberi, ridurre le temperature estive e restituire le strade alla vita sociale, ai pedoni e alle biciclette, proprio come ricordava l’architetto Matteo Dondè nell’incontro sulla “Città 30” patrocinato dal Comune stesso a Palazzo Blu nel 2022.
Invece di raccogliere questa sfida europea, la giunta dimostra una vera e propria ossessione per le auto e la sosta privata. Per questo, nelle nostre Osservazioni al POC, abbiamo chiesto di stralciare tutte le previsioni di nuovi parcheggi esplicite sul territorio comunale e di razionalizzare l’esistente, collegando i parcheggi già presenti con il centro e i quartieri tramite un trasporto pubblico potenziato e infrastrutture per la mobilità dolce. Inoltre, va adeguata con urgenza la disciplina di Piano, che evidenzia quanto la Giunta Conti sia ossessionata dai parcheggi: la sosta per autoveicoli e la realizzazione di garageì sono infatti capillarmente diffuse, previste e ammesse in quasi tutti gli ambiti del testo normativo, dagli articoli generali sulle opere di urbanizzazione, destinazioni d’uso, sosta e VAS (artt. 8, 13, 15, 18, 51.5), alla tutela idraulica e contenimento dell’impermeabilizzazione (artt. 17.3, 17.5), fino alle fasce cimiteriali e al sistema infrastrutturale (artt. 26, 49, 50, 53.1, 61), penetrando in profondità nel tessuto storico, nell’area ex S. Chiara, nelle aree di recupero e rigenerazione urbana e perfino nelle zone produttive e turistiche (artt. 33, 35, 37, 46, 48.1, 48.2). Infine, per i parcheggi già esistenti e le relative dotazioni, abbiamo chiesto di aumentare lo standard del verde urbano, portando la piantumazione dagli attuali insufficienti 1 albero ogni 80 metri quadri ad almeno 1 albero ogni 50 metri quadri, per restituire ombra, aria pulita e vivibilità alla nostra città.
Un’altra idea di mobilità per Pisa è possibile, urgente e conveniente per le tasche e la salute di tutte e tutti. Serve solo la volontà politica di smettere di asfaltare il nostro futuro.
Diritti in Comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista Pisa

