Regolamento emergenza abitativa: dietro la propaganda, un provvedimento contro chi ha più bisogno

Come il sedicente governo del cambiamento, anche l’amministrazione comunale di Pisa nasconde dietro la propaganda anti-immigrati l’assenza di soluzioni per i problemi reali della città. È il caso del Regolamento per l’emergenza abitativa, lo strumento con cui il Comune fornisce alloggi temporanei a chi è stato sfrattato per morosità incolpevole ossia chi, ad esempio dopo avere perso il lavoro, non riesce più a pagare l’affitto e non ha le risorse per trovare un altro alloggio sul mercato privato. Invece di rilanciare e potenziare questo strumento, la giunta comunale ha annunciato delle modifiche al regolamento vigente che, dietro la solita propaganda leghista del “prima gli italiani”, si traduce in un attacco ai poveri di tutte le nazionalità e non risolve nessuno dei problemi attualmente aperti.

Innanzitutto, viene presentata come una grande novità l’obbligo per i cittadini non comunitari che vogliono beneficiare dell’emergenza abitativa di una certificazione consolare, tradotta in italiano, per dimostrare di non possedere proprietà all’estero: un obbligo in linea con il Regolamento attuativo del Testo Unico sull’Immigrazione, che costituisce per i cittadini non comunitari in stato di necessità solo una perdita di tempo e di denaro. Nella foga però si estende tale obbligo anche ai cittadini comunitari, andando in questo caso contro le norme vigenti in materia di auto-certificazione. Ma, soprattutto, il nuovo regolamento mette in primo piano tra i criteri per avere accesso a case popolari in emergenza abitativa, in caso di pari merito, non il minor reddito, né lo stato di avanzamento dello sfratto, né le condizioni del nucleo familiare: mette in primo piano la “maggiore storicità di presenza nel territorio del comune di Pisa”. Con questa modifica la giunta crede di sfavorire gli immigrati, ma non fa altro che colpire coloro che hanno più bisogno, Italiani e non. Questo succede quando si ignorano i ripetuti moniti della Corte Costituzionale in materia di misure assistenziali, compresa la recente sentenza n.166/2018: la situazione di bisogno o di disagio costituisce il principale requisito per accedere alle prestazioni sociali, mentre l’eventuale richiesta di radicamento territoriale deve essere ragionevole e non discriminatoria.

Altri gravi limiti del regolamento, che ci impegniamo a superare in Consiglio Comunale, riguardano la scarsa trasparenza delle procedure e l’assenza i misure concrete per aumentare la disponibilità di alloggi adeguati con cui rispondere all’emergenza abitativa.

Con le novità proposte dalla giunta, i sindacati degli inquilini perdono qualsiasi ruolo, fatto peraltro in linea con quanto disposto dalle legge regionale 41/2015, voluta dal duo Renzi/Saccardi. E infatti né l’Unione Inquilini, né il SUNIA, né il SICET sono stati minimamente coinvolti nell’elaborazione del nuovo regolamento: noi ne chiediamo, fin d’ora, l’audizione nella Commissione consiliare che discuterà del provvedimento. Si continua poi a ignorare la legge nazionale che istituisce apposite Commissioni territoriali sfratti, delle quali fanno parte tutti i sindacati degli inquilini e dei proprietari, ma anche rappresentanti di Prefetture e Questure, proseguendo sulla linea della precedente amministrazione, ovvero assegnando un ruolo centrale a una Commissione Tecnica comunale per l’emergenza abitativa.

Infine, se nel nuovo Regolamento viene recepita la norma regionale che dà ai Comuni la possibilità di riservare all’emergenza abitativa sino al 35% delle case popolari resesi disponibili ogni anno, nulla fa la giunta per risolvere il grave problema di sovraffollamento che ha interessato, in questi anni, vari nuclei familiari assegnatari di alloggi in emergenza abitativa troppo piccoli per i propri bisogni.

La verità è che la giunta pisana di centrodestra, così come la precedente di centrosinistra, non ha il coraggio di affrontare in modo pieno la mancanza di alloggi pubblici per dare degna risposta all’emergenza abitativa in città: per fare un esempio, a fronte dei circa 30 alloggi popolari che potrebbero essere messi a disposizione ogni anno allo scopo, i nuclei familiari sfrattati annualmente sono circa 100. E questo non avverrà finché non si metteranno significative risorse aggiuntive per la ristrutturazione degli alloggi di risulta, finché non si interverrà per calmierare i prezzi del mercato privato degli affitti ristrutturando e mettendo a disposizione il patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato, finché non si faranno assumere le proprie responsabilità ai grandi proprietari immobiliari della città che, dopo aver speculato sul mattone, lasciano il proprio patrimonio inutilizzato senza motivo. Altrimenti non restano che le mosse pubblicitarie e la consueta propaganda.

Diritti in Comune (Una Città in Comune – Rifondazione Comunista – Possibile)

Condividi questo articolo

Lascia un commento