Lavoratori prima sedotti e poi abbandonati: il racconto di ex dipendenti della Navicelli spa ai quali non è stato rinnovato il contratto

TIRRENO PISA Pagina: III

Lavoratori prima sedotti e poi abbandonati: il racconto di ex dipendenti della Navicelli spa ai quali non è stato rinnovato il contratto

«Sedotti con rassicuranti promesse di rinnovo del contratto di lavoro e poi abbandonati». Ecco come alcuni ex dipendenti della Navicelli Spa, di cui non riveleremo le identità, sono stati assunti e poi mandati a casa.
Queste testimonianze, insieme alla lettera anonima recapitata ai Cobas, ci informano sui contratti lavorativi della società il cui amministratore unico è Giovandomenico Caridi. «Tutto è iniziato nel 2007 – raccontano le nostre fonti riservate -. All’epoca si entrava nella Navicelli tramite tirocinio post-laurea, al termine del percorso di studi, oppure tramite “Italia Lavoro”, che offriva borse di studio per giovani sotto i trent’anni. Il tirocinio poteva durare dai tre agli otto mesi. L’assunzione avveniva tramite colloquio e valutazione del curriculum, senza esame scritto. Poi veniva stipulato un contratto atipico. C’era chi aveva mansioni specifiche e alcuni progetti da seguire, e chi invece svolgeva le attività più disparate, compreso rispondere al telefono. Si lavorava per otto ore al giorno, per cinque giorni alla settimana; le ferie erano concordate».
Da queste dichiarazioni emerge un quadro assai singolare: chi era assunto con contratto a progetto non sempre aveva un progetto ben preciso da seguire. Inoltre, per legge, questa tipologia contrattuale non può essere rinnovata illimitatam ente.
«Abbiamo lavorato per periodi lunghi e reiterati – aggiungono i nostri informatori -. Dal 2007 nessuno è stato stabilizzato, ad eccezione di una persona che lavora nell’amministrazione. Ci sono solo due persone assunte a tempo indeterminato».
Intanto, nuovi collaboratori continuavano ad arrivare. «Questa prassi è andata avanti fino al 2013. Poi l’anno scorso sono state mandate a casa le prime persone, per scadenza dei contratti di lavoro. A una settimana dal termine ci hanno assicurato che la collaborazione sarebbe continuata e che non dovevamo preoccuparci. Poi, da un giorno all’altro, il mondo ci è crollato addosso. Con una lapidaria comunicazione ci hanno fatto sapere che la nostra esperienza lavorativa alla Navicelli era definitivamente conclusa. Una famiglia da mantenere, il mutuo da pagare, in un periodo di crisi economica: provate a immaginare cosa vuol dire perdere improvvisamente una fonte di reddito. In azienda ci avevano sempre assicurato che ci sarebbe stato un rinnovo, che avrebbero trovato un modo per prolungare i termini. Niente di tutto ciò».

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